ELEZIONI REGIONALI VENETO 2010 Marco Chinaglia si presenta ai lettori di RovigoOggi.it

Una provincia dalle enormi potenzialità inespresse

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Marco Chinaglia, nato il 10 ottobre 1984. Dopo essersi candidato come indipendente con una propria lista civica a sindaco nel Comune di Fiesso Umbertiano, è attualmente consigliere comunale. Da poco iscritto all’Udc, è noto in Polesine per i suoi studi su Guareschi


Il Polesine è al passo con il Veneto e quale potrebbe essere il suo punto di forza in poche parole? Secondo il tuo programma elettorale, qual è il più importante cambiamento che il Polesine dovrebbe affrontare per “essere al passo” con il Veneto?
Personalmente ritengo che la nostra provincia abbia enormi potenzialità inespresse, ma, come ha magistralmente illustrato l’articolo a firma di Kathy Mandurino sul Sole 24 Ore di qualche giorno fa: “Quel Polesine che fa gola a molti”, siamo ancora vittime di una programmazione socio - economica che proviene dall’esterno e non dalla società polesana stessa. Un eccesso di vittimismo unito ad un certo consociativismo che ha segnato le vicende politiche ed amministrative di questi ultimi decenni (dopo Bisaglia non a caso il Polesine non ha più espresso leader di caratura nazionale) è la causa principale di questa situazione, che sicuramente fotografa, per venire alla sua domanda, un divario con le altre province venete, evidenziato anche dai redditi medi, al 55 posto a livello nazionale. Il punto di forza del Polesine, vorrei dire con una battuta, dovrebbe e può diventare proprio il fatto di “essere” il Polesine, cioè una terra dalle enormi potenzialità per le sue caratteristiche specifiche (penso alla questione turismo e penso alla posizione di snodo nevralgico infrastrutturale e dei trasporti) e non più di Cenerentola del Veneto. Per rubare un vecchio slogan leghista, dovremmo sentirci più padroni a casa nostra.

Ulss 18 e 19 sono in linea con le altre Ulss venete? Si può parlare di “eccellenza” del sistema sanitario pubblico veneto? Quali eventuali cambiamenti dovrebbe subire per garantire un migliore servizio al cittadino?
Una delle priorità di una buona politica, e questo è al cuore del programma dell’Unione di Centro, sono i bisogni primari delle persone, le loro necessità individuali. La sanità, che è e deve rimanere un servizio essenziale pubblico, gestito in maniera attenta agli individui e non come un’azienda manageriale, deve liberarsi da alcune tare croniche che affliggono anche le nostre Ulss locali: la politicizzazione degli organi di governo, una migliore organizzazione del personale, la riduzione delle lunghe liste di attesa. Sociale e sanitario devono integrarsi, attraverso anche la stesura di un nuovo Piano Socio Sanitario che i nostri cittadini attendono da otto anni, perché più dei mattoni sono i servizi che servono. In questo senso fondamentale è l’apporto, soprattutto nell’assistenza agli anziani e ai non autosufficienti, dell’associazionismo (vedi gli esempi delle Case Famiglia di Rovigo e della erigenda Casa di Gavello) e della dimensione comunitaria, grazie anche all’amore e alla presenza dei familiari.

Lavoro per i giovani: c’è possibilità di crescita?
Chi parla è un giovane di 25 anni laureato da poco più di un anno che ben conosce le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro: la situazione attuale (ben 33.000 licenziamenti nel Veneto nel 2009, 13 suicidi dall’inizio dell’anno per la crisi) non è certo delle più rosee da questo punto di vista. Occorre accelerare la messa in opera di fondi per l’imprenditoria femminile (quella che cresce di più in Polesine, + 2,4 % nell’ultimo periodo) e giovanile, attraverso erogazione dei finanziamenti del Fondo Sociale Europeo in coincidenza con la DIA, non come avviene ora, al momento della prima rendicontazione. La creazione di un più integrato sistema sociale che passi attraverso la valorizzazione dell’istituto familiare si accompagna alla necessità, assieme ai poli universitari, di prevedere programmi di ritorno dei talenti intellettuali emigrati.

Insediamento Enel a Porto Tolle: favorevole al carbone?
Siamo favorevoli alla riconversione della centrale, anche se ENEL si deve impegnare, in virtù dell’impatto ambientale di questa operazione, a negoziare una quota compensativa nella bolletta energetica dei veneti. La riconversione dovrebbe portare il bilancio energetico in attivo, aumentando l’autoproduzione, ma rimane il problema di un Piano Energetico Regionale che non può più attendere.

Possibilità di nucleare in Polesine: favorevole?
Assolutamente contrari: questo territorio ha già dato abbastanza e non può permettersi ulteriori insediamenti nell’area deltizia. Ci spieghi piuttosto chi a Roma dice “sì” e a Venezia dice “no” come giustifica il fatto che, se sarà presidente, il Governo di cui fa parte ha individuato come criteri fondamentali per la creazione della centrale l’assenza di rischi sismici e la grande capacità di risorse idriche. Mi pare un grande controsenso.

In seguito all’accordo Eni-Enel-Governo per la riduzione delle emissioni di Co2 in atmosfera le aziende si impegnano a studiare sistemi per la cattura e lo stoccaggio dei gas in profondità nel sottosuolo che potrebbero essere usati già da subito dopo la riconversione a carbone di Polesine Camerini: favorevole?
Assolutamente sì, il CCS (Capture & Storage of CO2) può contribuire sensibilmente alla riduzione delle emissioni dei processi industriali e della generazione di energia energetica, ponendosi come una prima importante applicazione di una diversificazione energetica da mettere in atto quanto prima.

Centrale a carbone pulito di Porto Tolle, rigassificatore al largo di Porto Levante, ed ora la possibilità di ospitare in Polesine anche una centrale nucleare. Qual è la tua posizione in fatto di politiche energetiche?
Come ho già detto sopra, bisogna diversificare le produzioni alternative, sviluppando le già fiorenti applicazioni industriali rinnovabili del territorio (idrogeno, solare, fotovoltaico, bioenergie), oltre ad un rilancio dell’energia idroelettrica, aggregando le molte public utilities operanti nel settore, anche attraverso anche un nuovo Piano energetico.

Quali sono le necessità della Provincia di Rovigo che porterai all’attenzione del Consiglio regionale una volta eletto? Hai delle proposte in merito che intendi rivolgere alla Regione?
Miglioramento della rete infrastrutturale, maggiore investimento sul turismo mettendo in sinergia le istituzioni tra loro per garantire offerta, comunicazioni e trasporti integrati; promozione di un’agricoltura di qualità, favorendo l’accorciamento delle filiere e la sburocratizzazione delle imprese agricole.

Che cosa porti della tua esperienza personale al Consiglio regionale?
La prosecuzione dell’esperienza del volontariato e dell’associazionismo, nel mio caso in particolar modo di matrice cristiana, nell’impegno socio - politico; le conoscenze acquisite nell’attività amministrativa nel Consiglio Comunale del mio paese, Fiesso Umbertiano; la volontà, in maniera semplice, di far diventare la politica “alta forma di carità”, con le parole di Paolo VI.

Dimentichiamo qualcosa?
Il 28 e 29 marzo i veneti e i polesani, che sono, anche secondo il mio slogan elettorale, al centro del programma, si troveranno davanti ad un bivio: consegnare le chiavi della Regione al populismo della Lega o mantenere intatti quei valori di solidarietà, tolleranza, accoglienza e libertà che sono nel DNA di questa regione, da umile terra contadina divenuta locomotiva del Paese. L’Unione di Centro si impegna a preservare questi valori, questi principi, questa storia, in maggioranza se governerà, in opposizione se siederà nei banchi della minoranza. Sono orgoglioso di correre per Antonio De Poli e in rappresentanza del movimento giovanile del partito, segno di un Veneto che, nonostante tutto, continua ad essere “libero e forte”.

10 marzo 2010
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