POLITICA ROVIGO Il Movimento 5 Stelle contro le estrazioni di idrocarburi dal sottosuolo del Polesine

Trivellazioni? No Grazie

Michela Furini
Ilaria Turri e Giorgio Benizzi
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L’azienda americana AleAnna Resources Llc ha avanzato alla Regione Veneto ed Emilia Romagna la richiesta di due progetti di ricerca di idrocarburi nelle provincia di Padova, Rovigo, Venezia e Ferrara denominati “Tre Ponti” e “Le saline”. I Grillini vogliono assolutamente fermare queste estrazioni per tutelare l’ambiente, per diffondere il messaggio e coinvolgere più cittadini possibili utilizzeranno i social network e internet


Rovigo - "Stop alle trivellazioni" è lo slogan del Movimento 5 Stelle di Rovigo che vuole a tutti i costi impedire nuove estrazioni di petroli e di gas naturali dal sottosuolo del Polesine.
A non voler questo genere di insediamenti sono i componenti del Movimento 5 Stelleprovinciale: Danilo Rigosa, Ilaria Turri, Giorgio Benizzi, Giovanni Endrizzi, Michela Furini e Cristina Caniato. Era presente a margine della conferenza stampa anche l'esponente Vanni Destro che per primo era intervenuto sulla questione (Maggiori controlli sulle concessioni).

Nelle settimane scorse l'azienda Californiana AleAnna Resources Llc, ha chiesto alla Regione Veneto e contemporaneamente alla Regione Emilia Romagna di poter procedere con due progetti di ricerca di idrocarburi nelle provincia di Padova, Rovigo, Venezia e Ferrara denominati “Tre Ponti” e “Le saline”.

Secondo i ricercatori e studiosi interpellati dal Movimento 5 Stelle nazionale gli interventi di estrazione di idrocarburi dal sottosuolo provocherebbero notevoli cambiamenti sull’ambiente naturale in superficie. In Abruzzo la ricercatrice e professoressa americana di origini italiana, Maria Rita D’Orsogna, è riuscita a bloccare le estrazioni, sottoponendo all’attenzione delle autorità regionali le conseguenze biologiche che ci verificherebbero con l’introduzione di sostanze chimiche nel sottosuolo per sostituire l’assenza degli idrocarburi estratti. L’agricoltura sarebbe la prima a vederne gli effetti negativi, successivamente l’inquinamento delle falde acquifere e di conseguenza gli acquedotti delle città sarebbero inutilizzabili senza dimenticare la possibilità dell’abbassamento del terreno.

“Le estrazioni fatte negli anni ’60 e quelle degli anni ’90 hanno portato ingenti danni nel nostro territorio - commenta Michela Furini - Queste grande aziende multinazionali vedono nell’Italia un terreno fertile per l'estrazione di idrocarburi. Le richieste sono aumentate in maniera esponenziale perché abbiamo leggi che garantiscono all'azienda di estrazione grandi ricavi. I primi 800 barili di produzione giornaliera sono esentasse poi i capitali derivanti la vendita delle materie estratte possono essere esportati all’estero dove le tasse sono più vantaggiose”.

Due lettere di petizioni saranno raccolte con le firme dei cittadini e successivamente spedite agli assessorati di competenza delle regioni Veneto ed Emilia Romagna. “Non mancheranno momenti di riflessione con comizi o dibattiti” aggiunge Giorgio Benizzi. “Una volta che avremo raccolto le firme necessarie faremo opere di disturbo per far conoscere questo problema a più gente possibile, utilizzeremo mezzi come i social network e l’e-mail per diffondere i nostri messaggi”.
30 agosto 2010

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