POLESINE DA SCOPRIRE Il museo dell'ocarina di Idelmo Fecchio ad Ariano Polesine

Un flauto magico d'argilla

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Idelmo
Fecchio ha compiuto da poco 101 anni. Vive con la moglie nella sua casa di Grillara, una frazione di Ariano Polesine, nel cuore del Delta del Po. Proprio dove il terreno è segnato dalle dune fossili, ciò che resta dell’antico confine con il mare Adriatico. In un paesaggio verde rigato dai corsi d’acqua che corrono lenti verso la foce, dove l’aria sa già di salsedine, le abitazioni sono poche e  gli abitanti più rumorosi sono gli uccelli, centinaia e centinaia di specie diverse, ognuna con il suo canto


Ariano Polesine - Idelmo aveva solo 12 anni quando per la prima volta impastò quella terra argillosa del suo Delta con l’acqua e la lavorò fino a darle la forma di una piccola oca. Bucata però da più parti, così da permettere all’aria di attraversarla e di dare vita  ad un suono. Il fuoco della fornace di Ariano dove lavorava  sua madre serviva a cuocere le sue forme: le sue ocarine. Così simili alle immagini degli uccelli che abitano la  terra del Delta. Di anni ne sono trascorsi molti, ma da allora non è passato giorno senza che Idelmo cedesse alla tentazione di creare. Persino durante la guerra, nei giorni duri della prigionia al campo di lavoro di Schleswing, nemmeno allora riuscì a frenare la sua passione per l’argilla, da cui prendevano forma le ocarine. Piacquero tanto ai soldati di guardia che per mesi riuscì a mangiare facendo solo quello. Oggi, Idelmo cammina aiutandosi con un bastone, ma ha gli occhi lucidi di gioia se gli si chiede di intonare una melodia con uno dei suoi fischietti. Che fischietti in realtà non sono, ma la loro derivazione. Le ocarine appartengono infatti alla famiglia dei ‘flauti globulari’. Le ha create per la prima volta a Budrio il musicista Giuseppe Donati, era il 1836. È certo comunque che strumenti in terracotta capaci di emettere suoni fossero costruiti fin dall’antichità. Lo sa bene il figlio di Idelmo, Benvenuto Fecchio, che sui fischietti in terracotta, sui cuchi e sulle ocarine ha una cultura sterminata. Lui l’arte dell’argilla l’ha appresa in famiglia, l’ha nutrita con l’educazione di chi osserva curioso e in silenzio il suo maestro e l’ha fatta propria, perfezionando il suono fino a costruire dei veri e propri gioielli armonici. La sua passione ha contagiato anche la moglie Giuseppina con cui gestisce un’azienda agricola a seminativi e alberi da frutta. Dapprima hanno deciso di trasformare parte della loro attività a fattoria didattica e di proporre come laboratorio proprio il lavoro dell’argilla e la costruzione delle ocarine. Poi hanno pensato a realizzare un piccolo museo che raccogliesse tutti i manufatti in argilla costruiti in quasi un secolo di storia della famiglia. Qualche mese fa, in uno spazio ricavato all’interno dell’azienda agricola, è stato inaugurato il Museo dell’Ocarina. Il secondo in Italia dopo quello di Budrio. Inserito nel Sistema museale provinciale, quello di Grillara racconta della trasformazione del territorio, della tipologia di argilla, dell’abilità manuale dell’uomo, delle favole e delle leggende legate agli oggetti semplici in terracotta che da sempre divertono bambini e adulti . Nelle vetrine alle pareti sono esposte centinaia di ocarine. Ognuna ha una forma, colori, e suoni diversi. Ognuna parla di un pezzo di storia del Polesine e della famiglia Fecchio, rimasta l’unica in loco a costruirle. Alcune scendono dal soffitto come a fingere il volo di quelle che abitano i cieli di Ariano e del Delta.  Come quelle vere,  testimonianze autentiche di un tempo e di una luogo impastati di terra e acqua.

Micol Andreasi


COSA VEDERE OLTRE IL MUSEO
E’ impossibile per chi arriva a Grillara, nella casa delle Ocarine della famiglia Fecchio non lasciarsi affascinare dal paesaggio dintorno. Grillara è nel cuore degli itinerari naturalisti più affascinanti del parco del Delta.  A solo due chilometri dal museo c’è il centro turistico di San Basilio dove si possono affittare le biciclette per iniziare il percorso naturalistico. Prima di iniziare a pedalare, conviene dare un’occhiata alla Chiesa Romanica di S. Basilio ed museo archeologico.
La chiesa, eretta su una duna sabbiosa dai Benedettini di Pomposa, è datata IX-X sec., ma pare sorga su una struttura più antica, forse del V o del VII sec. E nonostante i restauri ha conservato tutto il suo fascino.  Nell’arco di pochi chilometri, si arriva nei pressi delle  Dune Fossili. Ce ne sono 6.  Sopravvivenze del X secolo, il tempo in cui Ariano si trovava in una zona costiera. Ad ogni più sospinto le indicazioni segnalano il Bosco della Mesola, sopravvivenza di un ampio bosco originatosi intorno all’anno Mille, nel quale trovano rifugio numerosi uccelli ed altre specie animali e che può essere visitato da marzo fino ad ottobre.  Il punto di incontro tra il grande fiume Po ed il mare è un luogo affascinante dove la natura regna sovrana: 120 km quadrati di aree protette dove nidifica un’incredibile varietà di uccelli, valli da pesca, scanni sabbiosi, specchi d’acqua palustre ed un’infinità di piante. È il Delta del Po, un’area ancora in parte sconosciuta e tutta da scoprire.  Prima di arrivarci, costeggiando l’argine del Po di Goro in prossimità di San Basilio una Quercia monumentale si impone agli occhi del passante. Ha quasi 400 anni. Ha radici tanto profonde e rami tanto robusti da trattenere la storia di quest’angolo di Polesine, tanto affascinante quanto misterioso.

PER RAGGIUNGERE IL MUSEO.
Da Ariano nel Polesine si segue la strada in direzione di Grillara. Arrivati nella piccola frazione, si gira a sinistra in Via Piemonte e si prende la prima traversa a destra, via Bologna. Arrivati in fondo alla via, trovate l’azienda alla vostra destra.  Da Taglio di Po si percorre la strada per Grillara e arrivati nella piccola frazione si gira a destra per Via Piemonte. Dopo circa 1 km si prende la prima traversa a destra, via Bologna e arrivati in fondo alla via, trovate l’azienda alla vostra destra.  Prima di arrivare conviene prenotare al +39 0426 78291, +39 3384590314, fecchiobenvenuto@libero.it

DOVE MANGIARE
Di fronte al centro turistico, c’è il  Ristorante San Basilio. L’area è tranquilla, a pochi passi dagli scavi archeologici.  Qui tutto è fatto in casa: gli affettati, il pane, la pasta e i dolci e rievocano le tradizioni e la semplicità della cucina polesana. Tra le specialità : la carne alla brace.
27 marzo 2011
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