SOS CITTADINO La Corte di giustizia europea condanna le discriminazioni uomo-donna in materia di assicurazioni

Stop alle differenze di sesso nelle polizze

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L'Unione europea condanna l'Italia per la discriminazione tra sessi in ambito assicurativo. Dal 21 dicembre 2012 le compagnie di assicurazioni non potranno più avvalersi di calcoli di premi in base al sesso del cliente


Nuova tirata d’orecchie alla nostra Italia dall’Unione europea in tema di discriminazioni fra uomo e donna: questa volta in campo assicurativo.
E questa volta la presa di posizione dell’Europa sembra definitiva.
A pochi giorni dalla celebrazione della giornata internazionale della donna, infatti, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è espressa con un drastico “stop” alla discriminazione tra i sessi da parte delle assicurazioni: la parità tra uomo e donna deve essere garantita sia per i premi sia per le prestazioni assicurative.

La sentenza in questione nasce dal ricorso presentato da un’associazione di consumatori belga, che da più di 15 anni si adopera per impedire che le compagnie di assicurazione possano legare l'entità dei premi a fattori che il consumatore non può controllare, come l'età, il sesso, lo stato di salute: fattori che prescindono, quindi, dal comportamento individuale.
La decisione dei giudici europei prevede che a partire dal 21 dicembre 2012 non sarà più valida alcuna deroga alla regola generale introdotta con una direttiva europea risalente al 2004 in forza della quale si vieta qualsiasi discriminazione fondata sul sesso in materia di accesso a beni e servizi: e servizi sono, appunto, anche quelli assicurativi.
In forza di ciò, dunque, le compagnie assicurative europee non potranno più avvalersi di un metodo di calcolo dei premi e delle prestazioni basato sul sesso del cliente, come è avvenuto fino a oggi, in virtù della scappatoia lasciata ai legislatori nazionali di applicare la normativa europea in modo graduale con periodi transitori.
Quali saranno dunque gli effetti?
In primo luogo, gli assicuratori non potranno più giustificare la differenza di trattamento uomo donna con le loro statistiche: in particolare, sul fatto che in media le donne vivono più a lungo degli uomini.
In secondo luogo, diverse saranno le conseguenze sulla determinazione dei premi nei vari rami assicurativi.
In particolare, sul fronte delle polizze vita dovrebbe verificarsi una riduzione dei premi: oggi questi ultimi tendono ad essere più alti per le donne in relazione alla maggiore aspettativa di vita del gentilsesso.
Mentre, negli altri rami assicurativi, le tariffe unisex che scaturiranno dall’applicazione di questa sentenza non dovrebbero provocare un innalzamento dei premi. Per le polizze malattia non dovrebbero esserci effetti negativi per le tasche degli assicurati. E nel settore dell'Rc auto basterà applicare il sistema del bonus malus, che tiene conto del comportamento individuale indipendentemente dal sesso.

Angela Trombini
angela.trombini@libero.it

Angela Trombini mette a disposizione dei lettori di RovigoOggi.it la sua formazione giuridica con l’obiettivo di spiegare ai cittadini quel coacervo di normative, leggi e leggine il cui fine ultimo è quello di tutelare e difendere il singolo e la collettività.

15 aprile 2011

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