CACCIA ROVIGO L'assessore Claudio Bellan getta acqua sul fuoco: la Provincia è impegnata a combattere il fenomeno di frodo nelle valli del Delta del Po

Non sono bracconieri

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Dopo l'allarme lanciato dalla Lipu sulla presenza di cacciatori di frodo nel parco Delta del Po, l’assessore provinciale Claudio Bellan (foto a lato), Lorenzo Carnacina presidente dell’ambito Ro3 e Giuseppe e Cristina Penzo dell’azienda faunistico venatoria Delta Po hanno spiegato che i controlli avvengono sia durante la stagione venatoria che non. Ogni anno la polizia provinciale procede con controlli a tappeto su tutta la provincia ed in particolar modo nel parco del Delta



Rovigo - Una quindicina di punti, quelli del protocollo di caccia della Provincia, ed un intervento a quattro voci per ribadire che i bracconieri non sono cacciatori e che palazzo Celio contrasta attivamente l'attività di frodo. “La Provincia è parte attiva nella lotta a questo tipo di fenomeni” afferma il 16 gennaio l’assessore alle risorse faunistiche Claudio Bellan, assieme a Lorenzo Carnacina presidente dell’ambito Ro3 e Giuseppe e Cristina Penzo dell’azienda faunistico venatoria Delta Po.

E vengono fatte delle precisazioni di ruoli. La Lipu è contraria alla caccia in ogni caso mentre “la Provincia ha come dovere – ha precisato Bellan – di gestire un’attività riconosciuta e regolamentata in tutto il territorio nazionale". Il parco Delta del Po è un ambiente particolare, unico, dove s’intrecciano leggi e norme convivono difficoltà nella cartellonistica e definizione dei confini, "ma non mi risulta comunque siano mai stati multati cacciatori per attività dentro l’area” spiega l'assessore.

 

L’incontro tra associazioni di categoria e istituzione è stato fatto per fare chiarezza soprattutto dopo le notizie apparse sui media locali (leggi articolo) quando la Lipu ha segnalato di aver ripreso l'arrivo di bracconieri nella zona protetta del parco Delta del Po che indisturbati hanno cacciato animali protetti della zona e con strumentazione non conforme a quella consentita. Sempre secondo l'associazione animalista avvertita la polizia provinciale nessuno si è presentato, quindi seguiva la richiesta di collaborazione per il ripristino della legalità.


Per Giuseppe Penzo “il mondo delle valli, della caccia e della pesca è un altro. Non lo si può identificare con le azioni di bracconaggio”, mentre per Lorenzo Carnacina “in queste situazioni i primi a rimetterci sono proprio i cacciatori. Con la nascita degli ambiti sono arrivate le norme, gli accordi, il rispetto dei ruoli ma anche le sanzioni a chi sgarra”.

 

Dal 2004 ad oggi la polizia provinciale ha segnalato all’autorità giudiziaria 135 persone ed in 94 casi si è trattato di utilizzo di richiami acustici, sequestro di armi, selvaggina ed altri tipi di diffusori. “Ogni anno controlliamo gli appostamenti – prosegue l’assessore di palazzo Celio – con maggiori attenzioni alle aree più delicate e soggette a variazioni”. Sono 317 gli appostamenti censiti che vengono controllati durante la stagione venatoria. 

 

Nella pre apertura di quest’anno sono state fatte 4 multe e sequestrati 10 colombacci e 17 tortore mentre in quella generale sono state elevate 8 sanzioni amministrative. Fino ad oggi la polizia provinciale ha redatto 65 verbali di accertamento, altri 23 sono stati fatti dalle guardie volontarie e 2 dalla forestale.

 
16 gennaio 2012




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