
A leggere le riviste femminili se non sei magra, rifatta, glamour, sei fuori dal gioco della seduzione. Barbara ipotizza che tutto questa performance estetica non c'entri più niente con la seduzione, quanto risponda ad un cliché che nulla ha a che fare con l'incontro sessuale. Una lezione di seduzione, a sorpresa, arriva dalla Pina, la signora delle pulizie delle scale. Basta rallentare il passo quando si va a passeggio, spiega la Pina, guardarsi attorno e sorridere. "E' pieno di signori ben curati che vanno a spasso col cagnolino e... si metta una bella tuta da ginnastica"
Ultimamente sono stata influenzata e vista l'età la guarigione è stata piuttosto lenta. In questi giorni di copertina, divano, minestrine e vecchi film, i libri m'erano venuti a noia. Troppo difficile la lettura impegnata con la febbre alta. Stefania ha capito al volo e tra un the caldo e una frittella allo zabaione, secondo lei gli unici rimedi validi contro l'influenza, mi ha riempita di riviste di settore. Potrei dire riviste di genere, visto che sono approdate sul mio divano tutte le riviste femminili più amate dalla mia vicina di casa. Ma settore è più adeguato, perché, mi son fatta l'idea, contribuiscano a tracciare un'immagine “settoriale”, specializzata, omologata, parcellizzata, di una certa tipologia di donna, che si vorrebbe imperante.
Mi sono già più volte scagliata contro quelle riviste che hanno l'effetto di farti sentire inadeguata su tutti i fronti. Praticamente dovresti passare il tuo tempo a inghiottire farmaci e spalmarti creme perché, che sia dal pelo superfluo all'inestetismo della cellulite, dalla pelle impura alle unghie che si spezzano, se non non hai un grosso budget a disposizione per ricostruire la tua immagine (creme, pillole, massaggi, spa, diete... fino al chirurgo estetico) tu sei da rottamare, sostituire, buttare.
Sei fuori dal grande gioco della seduzione.
Se esiste ancora, questo grande gioco. Se serve ancora a qualcosa. Sì, perché essere belle e attraenti e desiderabili comporta il fatto che si voglia che qualcuno ci trovi belle attraenti, desiderabili. O no? O serve solo per aderire a un cliché patinato?
Me lo sono chiesta perché leggendo queste riviste di settore, sono rimasta sconvolta. Quasi che tutta questa performance estetica che viene richiesta a noi donne servisse più tenerci lontane dal sesso che a farcelo praticare.
Questa igiene estetica sarebbe la sublimazione del nostro desiderio non più destinato a entrare in relazione ma a far semplicemente bella mostra di sé.
E qua si esaurisce il giochetto.
Io che sono demodé, se penso a un negligé sexy me lo immagino in un contesto di capelli spettinati, graffi sulle cosce e morsi sul collo.
Pura letteratura del secolo scorso?
Sentita qua: in una rivista leggo che le donne in carriera (ormai o sei una donna in carriera o sei solo una sfigata) ed emancipate (sic!) oggi si rivolgono a un istituto molto trendy dove depositano i loro ovuli fecondati. Sì, perché per il momento di far figli non possono permetterselo, devono pagare il mutuo della macchina griffata, il mutuo della casa che l'architetto ha ristrutturato, il conto del chirurgo plastico, le scarpe firmate e insomma, sono così tanti gli accessori di cui una donna ha bisogno oggi che è meglio mettere l'ovulo al sicuro e poi un giorno, quando saranno vecchie, stanche e vorranno un po' di pace e tranquillità, ecco, già pronto il bambino, basta farselo impiantare e germoglierà.
Non commento.
Altro articolo pazzesco: prestigiosi quotidiani londinesi e americani hanno istituito una rubrica destinata ai cuori solitari intellettuali. Lo sapete, è una moda. Se da una parte c'è l'imprenditore col motoscafo, dall'altra c'è l'intellettuale snob che pontifica sugli AC/DC.
Bene, leggere queste rubriche ti fa venire il voltastomaco.
Anche l'approccio è strutturato secondo canoni stilistici che differenziano le varie classi sociali.
Se non ci appartieni ovviamente sei uno sfigato.
Allora, Kant e le pizze surgelate, ad esempio: sì, sono un professore di filosofia teoretica ma non toglietemi il calzino sporco e il rutto libero.
Non scherzo, siamo a questi livelli.
Qui l'anti-erotismo tocca picchi devastanti. Eppure questi individui (editor, giornalisti, consulenti, pubblicitari, web design e tutte quei lavori di tendenza) esprimono un eros di settore.
Insomma, mi pare proprio che il sesso sia diventato un'industria di settore che sforna surrogati utili a ribadire lo status.
Mi chiedo che fine abbia fatto l'immaginario, il batticuore, la voglia smisurata che non puoi controllare, il desiderio di scoprire il corpo dell'altro, la tenerezza verso le peculiarità, anche le imperfezioni sì, i difetti, che sono la specificità del corpo e dell'anima della persona che abbiamo davanti.
Mi ero davvero tanto incupita fino a quando non è salita la Pina, la signora che pulisce le scale del palazzo e che ogni tanto viene da me a spettegolare su come ha parcheggiato male un condomino che lei non può vedere perché non le dice mai buongiorno e non c'è una volta che lei abbia appena passato lo straccio che questi non arrivi con le scarpe infangate a rovinar le scale.
Io alla Pina racconto tutto.
Così quando mi vede rabbuiata e che impreco contro questo mondo che vuole plastificare e anestetizzare le nostre emozioni, ridurre a evento glamour le nostre relazioni, la Pina mi guarda come guarderebbe un infante e mi dice: “Ma signora, non crederà mica a queste cazzate qua?”.
E poi, avvicinandosi alle mie orecchie con tono da cospiratrice: “Guardi, io ho la mia età ma ancora adesso, mi do da fare, eh? E non ha mai trovato un uomo che a letto mi abbia detto che ho il culo grosso o la cellulite o che si sia fermato a guardare le mie mutande! Se lei è una donna calda e che si dà da fare, un uomo lo troverà sempre, e di sicuro lei farà felice lui e lui farà felice lei!” mi dice strizzandomi l'occhietto perché la parola felicità per la Pina ha un evidente significato sessuale.
Guardo la Pina con ammirazione e le chiedo: “Ma dove li trova lei gli uomini, Pina?”.
“Trovarli?” e ride. “Basta solo sorridere e gli uomini ti cascano ai piedi. E' che voi giovani non siete più abituate, andate dritte per la vostra strada, sempre di corsa. Vestite da donne in carriera, li intimorite. Si metta una bella tuta da ginnastica, come la mia vede? Rallenti e si guardi intorno, di uomini, belli, curati, in pensione... che portano fuori il cane ad esempio... anche qua sotto, a mezzogiorno, è pieno!”.
Guardo la Pina e capisco perché ci metta così tanto a pulire le scale!
E adesso capisco anche perché sento sempre dei cani abbaiare, qui, in questo palazzo, dove ci sono sì tante donne single ma nessuna con animali domestici.
Hai capito la Pina?
Prendo le riviste e le chiedo di gettarle nel bidone della carta mentre io le preparo un caffè.
Aspetto che risalga a bere il caffè e a salutarmi ma passa un'ora, poi due, e della Pina non c'è più traccia.
Domani, lo giuro, mi compro una tuta da ginnastica!

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