
Rovigo - Una mostra di circa 70 pezzi, per lo più opere riconducibili all'infanzia dell'artista nate 15 o 20 anni fa, ma realizzate da maggio ad ottobre 2011.
E' Gabbris Ferrari, il più importante artista vivente rodigino, a parlare della propria esposizione, "Il paesaggio inquieto", che sarà inaugurata sabato 4 febbraio alle 17 nella sala Flumina del museo dei Grandi fiumi. L'esposizione, che durerà fino al 18 marzo, sarà divisa in due parti: oltre al museo di piazzale San Bartolomeo, occuperà anche gli spazi della Pescheria nuova in corso del Popolo.
La quantità di opere, infatti, era stata pensata per gli spazi espositivi di palazzo Roverella, se non fosse che un controverso regolamento, che impedisce agli artisti viventi di esporre in quelle sale, ha impedito a Gabbris Ferrari di utilizzare il "gioiello" della città. A questo si aggiungono la convenzione che il Comune sta definendo con la Fondazione Cariparo per cederle la gestione del Roverella.
Un fatto che Adriano Buoso (foto a lato con Gabbris Ferrari), presidente della Fondazione Banca del monte di Rovigo, ha sottolineato durante la presentazione de "Il paesaggio inquieto". "Da anni sostengo l'idea di far nascere un polo culturale a Rovigo, in cui gli spazi della cultura sono collegati tra loro e gestiti dall'unico ente che ne è responsabile, il Comune".
Per quanto riguarda invece la valorizzazione della cultura locale, Buoso ha aggiunto: "Una mostra sul Divisionismo si può fare ovunque ma, una volta terminata, questo territorio resta quello di Gabbris Ferrari".
La mostra di Gabbris Ferrari è divisa per capitoli. Il primo riguarda i legni che vengono dal mare: "Alcuni di essi stanno in mare per anni - spiega l'artista - come accostarli? Qui c'è il gioco dell'opera". Il secondo capitolo è "L'armadio della metafisica", che ricorda l'armadio delle scuole medie di Gabbris Ferrari a cui il suo maestro Prudenziato era molto legato, "lo aveva ereditato da Gino Pinelli", ci saranno poi una serie di opere legate alle forme coniche ispirate agli studi sulla classicità. Poi i dipinti, nati dagli studi su Goethe, "avevo abbandonato la pittura per 25 anni" ha ricordato l'artista.
L'esposizione si inserisce in un progetto più ampio di valorizzazione della cultura polesana nel Novecento veneto, che comprende anche un seminario sulla figura del critico d'arte lendinarese Giuseppe Marchiori, sostenitore del Fronte nuovo delle arti. Il meeting si terrà venerdì 10 febbraio alle 17.30 nella sala Flumina del museo dei Grandi fiumi.
Elisa Barion

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