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Il 24 giugno 1984 in modo tragicamente inaspettato finiva l'avventura umana e politica di Antonio Bisaglia: senatore della Repubblica, più volte ministro e deputato, rodigino e polesano come tanti di noi.
In quell'assolato pomeriggio domenicale nel mare di Santa Margherita Ligure perdeva la vita il capo indiscusso della Democrazia cristiana veneta, il punto di riferimento ed equilibrio - lui che si considerava un doroteo "non doroteo" - di quella Dc pragmatica e popolare che aveva aiutato la nostra Regione a diventare piccola potenza industriale senza i traumi e i contraccolpi di altre regioni italiane.
A ventotto anni da quel giorno e in un contesto politico italiano ed europeo totalmente diverso è molto ardito attualizzare il suo pensiero e soprattutto il suo agire nello scenario delle forze politiche e sociali che sono ora protagoniste nei "disorientanti" anni che stiamo vivendo.
Antonio Bisaglia era anticomunista: da sempre e profondamente; come lo può essere un veneto cresciuto nella provincia più rossa e più povera della Regione mentre tutte le altre sei (chi più e chi meno) erano bianche e a maggioranza quasi assoluta.
Da sessanta anni le cose non sono poi cambiate molto nella semplificazione che in questi casi e necessaria: la sinistra è sempre abbastanza minoritaria e gli altri sono in maggioranza anche se litigiosi come comari.
Ora il cosiddetto centrodestra ha nomi diversi da allora come sono diversi i nomi del centrosinistra ma sono anche cambiati radicalmente tutti i teatri politici, sociali ed economici di riferimento.
Non esiste più il muro di Berlino con le contrapposizioni est-ovest che il manufatto si portava dietro; la guerra fredda sembra il titolo di un film d'azione (con poca azione) e il corredo di parate militari e mostruosi carri armati dell'epoca ci ricorda più i cartoni animati giapponesi che la sottile paura che incutevano.
Le contrapposizioni ideologiche hanno lasciato il post ai dibattiti sulla crescita o sulla decrescita e la mania del sondaggio incombe su ogni candidato, su ogni elezione, su ogni scenario.
La politica però, quella con la P maiuscola, appartiene ben poco a questo nostro tempo.
Ad amici e collaboratori Antonio Bisaglia ricordava che la parola è una cosa seria e chi mancava alla parola data era un uomo da poco ma soprattutto ricordava che è il tuo territorio che ti dà la forza e che bisogna interpretarlo guardando al futuro.
Gli anni possono avanzare, le condizioni politiche cambiare, i contesti sociali subire rivoluzioni inaspettate ma chi ha idee e progetti lascia il segno nel proprio tempo e Antonio Bisaglia questo segno lo ha lasciato nella Dc veneta e nazionale. Andandosene a soli 55 anni nel pieno di una nuova ascesa politica il pensiero scorre spesso a quali obiettivi avrebbe potuto raggiungere, e soprattutto, quali nuove opportunità per il Polesine - che amava moltissimo - avrebbe potuto concretizzare.
Ma così non e stato e il mediocre panorama attuale è lo sfondo della nostra quotidianità ma, parafrasando un grande cantautore, ci piace pensarlo ancora dietro ad un microfono a spiegare a cittadini attenti scenari futuri dove i polesani e i veneti sono protagonisti del loro futuro e dove le parole scaldano il cuore e la mente.
E mail inviata da
Renzo Marangon

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