RUGBY ECCELLENZA FINALE SCUDETTO La FemiCz Rovigo si sveglia da un incubo e conquista il titolo tricolore battendo il Calvisano 20-13 sabato 28 maggio 2016 in uno stadio Battaglini gremito

Rugby Rovigo campione d’Italia

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La FemiCz Rovigo è campione d’Italia 2015-2016 e lo è diventata, come nel più bello dei sogni ovali, davanti al proprio pubblico per il quale ormai si sono sprecati tutti gli aggettivi per descriverne la passione e l’amore nei confronti della propria squadra. Non accadeva dal 1963 che i rossoblù conquistassero lo scudetto vincendo la sfida decisiva sul terreno di casa

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Rovigo - Era ora! E’ scudetto! Ripetiamolo pure che non guasta: è scudetto! Dopo più di un quarto di secolo quel pezzetto di stoffa tricolore torna finalmente a impreziosire la maglia rossoblù e a inondare di gioia un’intera città che vive di rugby come nessun’altra in Italia. E’ stato atteso, sognato, sperato, agognato, sfiorato, sprecato, ma adesso è arrivato. 

La FemiCz Rovigo è campione d’Italia e lo è diventata, come nel più bello dei sogni ovali, davanti al proprio pubblico per il quale ormai si sono sprecati tutti gli aggettivi per descriverne la passione e l’amore nei confronti della propria squadra. Non accadeva dal 1963 che i rossoblù conquistassero lo scudetto vincendo la sfida decisiva sul terreno di casa, “il tempio” del Battaglini. Il successo in finale sul Calvisano è stato il coronamento di una stagione esemplare nella quale i rossoblù sono stati i dominatori. Dopo la sconfitta in casa dei campioni d’Italia nel girone di andata, all’indomani del cambio di allenatore che ha visto l’arrivo di Joe McDonnell sulla panchina rossoblù, la FemiCz Rovigo ha cambiato marcia chiudendo il suo “camino real” con una striscia di 13 vittorie consecutive per andarsi a prendere uno scudetto strameritato. 

L’ex pilone degli All Blacks ha dato alla squadra una fisionomia più pratica che spettacolare partendo da alcune certezze: la forza del pack e la solidità della difesa. Su questi capisaldi ha costruito la strada che ha portato a un successo che sa di liberatorio. Dicono che le vittorie più belle siano quelle più sofferte e nessuno nel rugby italiano ha sofferto (sportivamente, s’intende) più del grande e inimitabile popolo rossoblù che in tutti questi anni di digiuno (mai nella storia del rugby rodigino c’era stata un’attesa così lunga tra uno scudetto e un altro) ha ingoiato bocconi amari, a volte amarissimi. 

La conquista di questo tricolore, il dodicesimo che la società rodigina mette in bacheca nei suoi 81 di storia, non cancella certo le delusioni del passato, però in qualche modo ristabilisce un ordine dei valori. L’impresa della squadra rossoblù riporta Rovigo nel posto che le compete nel rugby italiano, il quale dovrebbe essere grato alla società rodigina che, con il suo impegno e con il suo meraviglioso pubblico, ha assicurato un minimo di dignità a un campionato che la politica federale ha quasi raso al suolo con la scelta celtica. 

Una finale con una cornice di quasi 6.500 spettatori, e parecchi altri rimasti a casa per la mancanza di biglietti, la puoi giocare solo a Rovigo o con il Rovigo in campo. Non dimentichiamo che appena qualche anno fa la partita più importante del campionato italiano fu disputata in uno stadio assolutamente inadeguato e davanti a un migliaio scarso di spettatori. Da sempre Rovigo vince quasi a mani basse lo scudetto del tifo e della passione. Adesso ha conquistato anche quello sul campo. Dopo aver vissuto per mesi “il privilegio della pressione” la FemiCz Rovigo, e soprattutto il suo presidente Francesco Zambelli che più di ogni altro voleva questo scudetto, può finalmente gioire con tutto l’orgoglio e la forza che può dare il sostegno di una città intera che dal 1935 ha un cuore ovale colorato di rossoblù. 

Rovigo, una volta di più, ha confermato di essere “una città in mischia” e, piaccia o non piaccia agli altri, ha anche ribadito di non aver perso il suo ruolo di capitale del rugby italiano per il suo modo di interpretare uno sport diventato un tutt’uno con una città che adesso ha una gran voglia di festeggiare. Erano stati in molti, soprattutto al di fuori di Rovigo, a criticare la scelta fatta dalla società prima di Natale che aveva portato al cambio di allenatore. Questo scudetto è la risposta migliore che poteva arrivare. Ed è anche una risposta a chi considerava quella rossoblù una squadra perdente, incapace di esserci nel momento decisivo. E ora che cominci pure la festa. In questo momento di euforia collettiva, però, è bello pensare che anche lassù, nell’angolo di cielo riservato ai tutti rugbysti rossoblù che hanno passato la palla, stiano facendo altrettanto.

Roberto Roversi

28 maggio 2016
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