AGRICOLTURA ROVIGO La produzione di grano made in Polesine in balia di importazioni selvagge e speculazione. Il presidente di Coldiretti Mauro Giuriolo soddisfatto delle azioni messe in campo dal ministero delle Politiche agricole per la salvaguardia 

"I nostri coltivatori vittime degli speculatori del grano"

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Prezzi del grano dimezzati che non coprono nemmeno i costi di produzione oltre alle importazioni selvagge di prodotto stranieri a dazio zero: è questo il grave problema che tocca gli agricoltori di Coldiretti specialmente quelli del grano. Mauro Giuriolo, presidente di Coldiretti, nel ribadire che il grano italiano è di qualità spiega come sia necessario mettere l’indicazione in etichetta dell’origine del grano impiegato nella pasta e nei trasformati ma anche l’indicazione della data di raccolta del grano assieme al divieto di utilizzare grano extra comunitario oltre i 18 mesi



Rovigo - È la produzione del grano, tra le principali colture cerealicole polesane, a sollevare la protesta degli agricoltori di Coldiretti, impegnati in una vera e propria guerra del grano che, nonostante i primi risultati sul piano istituzionale, rischia di scomparire con prezzi dimezzati che non coprono nemmeno i costi di produzione

“Le quotazioni dei prodotti agricoli - denuncia il presidente di Coldiretti Rovigo Mauro Giuriolo, nonché titolare di un’azienda agricola ad indirizzo cerealicolo in Polesine - dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie speculative che trovano nel Chicago Board of Trade il punto di riferimento del commercio mondiale delle materie prime agricole su cui chiunque può investire anche con contratti derivati”. 

Situazione che espone pericolosamente gli agricoltori a fluttuazioni dei prezzi, determinate anche dalle importazioni selvagge di prodotto straniero a dazio zero, che arriva nel nostro paese già vecchio di un anno, provocando un surplus di offerta che penalizza la campagna cerealicola nazionale e locale. “Il risultato di questa situazione – spiega il presidente Giuriolo -  è che oggi il grano duro per la pasta viene pagato anche 18 centesimi al chilo mentre quello tenero per il pane è sceso addirittura a 16 centesimi al chilo, su valori al di sotto dei costi di produzione che mettono a rischio il futuro della produzione cerealicola polesana”. 

Coldiretti è scesa in campo formulando proposte concrete per dare un futuro sostenibile alla coltivazione ottenendo sul piano istituzionale i primi risultati come la creazione di un fondo di 10 milioni di euro, inserito nel decreto enti locali recentemente approvato, per l'avvio del piano cerealicolo nazionale a sostegno delle produzioni di grano italiane e per la valorizzazione della qualità e la previsione di investimenti per infrastrutture di stoccaggio dedicate e per ricerca e innovazione a supporto del frumento duro.

Sono state inoltre accolte alcune importanti richieste da parte del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina che ha preso l’impegno per la moratoria dei mutui, lo studio di un’assicurazione sul reddito, una contrattualistica più trasparente tra agricoltori ed industria, una commissione unica nazionale (Cun) per la fissazione dei prezzi e la previsione nel prossimo autunno di bandi per i nuovi contratti di filiera per il grano duro con una dotazione di 400 milioni di euro. 

“Siamo soddisfatti per i primi risultati raggiunti ma per dare un futuro al granaio polesano – sottolinea Giuriolo - occorre l’indicazione in etichetta dell’origine del grano impiegato nella pasta e nei trasformati ma anche l’indicazione della data di raccolta del grano assieme al divieto di utilizzare grano extra comunitario oltre i 18 mesi dalla data di raccolta".

"Mentre l’industria - prosegue Giuriolo - sostiene che il grano italiano non abbia una qualità elevata e sia per questo da miscelare con grano straniero, talvolta proveniente da paesi extracomunitari dove sono utilizzati prodotti fitosanitari vietati da anni in Italia e in Europa, Coldiretti, schierata sul fronte opposto, chiede trasparenza affinché sia il consumatore a scegliere cosa mangiare".

“La qualità del nostro grano è fuori discussione – conclude Giuriolo – e non è un caso che importanti pastifici italiani stiano lanciando prodotti fatti con grano 100 per cento italiano e che anche a livello locale nascano filiere di qualità certificata per produzioni come pane e pasta, prodotti tipici le cui ricette sono tramandate di generazione in generazione”.  

12 agosto 2016
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