GESTIONE RIFIUTI PROVINCIA DI ROVIGO E SOCIETA' PARTECIPATE L'organo di controllo della spesa pubblica rileva una serie di criticità relative alla gestione comunale di Ecoambiente. Terza tegola per il capoluogo dopo l'accordo di dicembre 2016 con il CRSU

La Corte dei conti a Bergamin: "Utilizzo non corretto di Ecoambiente"

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Ancora una "mazzata", la terza in poche settimane, per il Comune di Rovigo ed il sindaco Massimo Bergamin sulla questione dei rifiuti in Provincia. Lo scendere a patti con l'Azienda speciale del Consorzio Rsu e la giravolta politica del sindaco Bergamin che il 7 dicembre 2016 ha deciso di aderire al gruppo del #partitodelladiscarica LEGGI ARTICOLO ha prodotto una serie di reazioni: in primis la denuncia all'unanimità da parte del collegio dei revisori di Ecoambiente di illegittimità della assemblea soci LEGGI ARTICOLO, poi l'attenzione nazionale riservata dalla delibera n.59 dell'Anac a firma del presidente dell'anticorruzzione Raffaele Cantone LEGGI ARTICOLO, infine una lunga osservazione della Corte dei conti regionale che spiega come mai sia di fatto e di diritto sbagliato finanziare le attività del Consorzio tramite Ecoambiente


Rovigo - 31 pagine scritte dai magistrati della Corte dei Conti, sezione controllo per il Veneto, che tarpano le ali al disegno del sindaco di Rovigo Massimo Bergamin di far finanziare il Consorzio da Ecoambiente, società partecipata dal comune capoluogo sia direttamente che indirettamente tramite il socio Consorzio Rsu Azienda speciale, per i lavori ancora in corso a Villadose, di ampliamento e cosiddetta bonifica della discarica di Taglietto 1, di proprietà dell'Azienda speciale consortile.

L'analisi dei fatti analizzati dalla Corte, fermi al primo luglio 2015, producono delle evidenze che il collegio regionale ha obbligatoriamente richiamato nella determinazione n.111 derivante dalla seduta di agosto 2016, comunicata al Comune di Rovigo il 23 febbraio scorso, che confermano quanto sino ad oggi portato avanti da RovigoOggi.it sulla distorsione del cosiddetto "sistema" rifiuti e delle macroscopiche incongruenze delle tesi, temerariamente portate avanti da alcuni, capaci di aver fatto stravolgere anche il punto di vista del primo cittadino Massimo Bergamin nella assemblea soci di Ecoambiente del 7 dicembre 2016.

L'aspetto più immediato da capire nella determinazione della Corte è che Ecoambiente non può e non deve pagare i lavori della discarica, che non è di sua proprietà, e che non lo sarà, poiché la cosiddetta "fusione" è rimasta solo "aria fritta" e comunque, anche se si volesse, non si può fare fintanto che i soci dell'Azienda speciale non eleggano un organo amministrativo, oggi assente.
"Di qui un duplice rilievo: poiché l’apporto finanziario richiesto alla società non risulta collegato ad alcun investimento della società medesima e, comunque, se ne prevede il rimborso (ancorché mediante il generico ricorso alla tariffa di conferimento, senza indicare modi e tempi del ristoro della partecipata), siffatto apporto non può che configurarsi come un “prestito”, non a titolo oneroso ma a titolo gratuito; la necessità di coinvolgere un altro soggetto, quand’anche futuro gestore del realizzando impianto, nel finanziamento dell’opera, nasce dalla evidente insufficienza delle risorse nella disponibilità del Consorzio".

A seguire la Corte censura pesantemente la convenzione tra Ecoambiente e l'Azienda speciale di maggio 2015, sottoscritta da Flavio Mancin al tempo della gestione commissariale del comune di Rovigo, affiancata dall'avvocato Ferruccio Lembo, ed il successivo schema attuativo in quanto "la convenzione era collegata al processo di “integrazione societaria” in atto tra il Ramo Consorzio RSU – Azienda Speciale ed Ecoambiente, considerato che l’eventuale fusione tra i due soggetti costituisce il prius logico, prima ancora che giuridico, della acquisizione, da parte della società, degli asset del Consorzio, ivi compresa la realizzanda discarica di Taglietto 1; tanto più che siffatto processo non si è mai perfezionato, anzi è stato “sospeso”". Questa convenzione venne poi dichiarata inefficace, giustamente, proprio da Ecoambiente e dette origine alla convenzione in essere sottoscritta l'11 novembre 2015 di affitto della futura discarica per complessivi 1,5 milioni di euro dal 1-1-2016 al 31-12-2020, data di termine dell'affidamento di Ecoambiente.

Così come chiunque abbia la pazienza di leggere per capire, la Corte dei conti di Venezia arriva alla conclusione che l'Azienda speciale del Consorzio Rsu ha indetto ed aggiudicato la gara dei lavori di Taglietto 1 senza il preventivo accantonamento della provvista economico finanziaria necessaria, in disprezzo delle norme sugli appalti pubblici. Per la mancanza di fondi propri, che invece aveva dichiarato di possedere nel bando di gara, si rivolge ad Ecoambiente pensando di trattarla alla stregua di un bancomat.

"E’ evidente, dunque, che, attraverso la società, quanto meno nell’immediato, il Consorzio abbia sopperito ad una carenza di risorse, la quale, peraltro, non aveva impedito allo stesso di dare comunque l’avvio alla procedura ad evidenza pubblica che ha condotto all’aggiudicazione dei lavori. Come emerge dalla documentazione allegata, prima ancora di aver acquisito l’assenso della Ecoambiente a farsi carico dell’anticipazione delle somme mancanti – oltre a quelle concesse ma non erogate dalla Regione – e, quindi, prima della stipula della convenzione sin qui esaminata, infatti, il Consorzio non soltanto aveva indetto la gara d’appalto ma anche disposto l’aggiudicazione per complessivi euro 4.321.852,26 (come si evince dalla determina n. 4/2015 del Direttore Generale del Consorzio RSU)".

La Corte continua ed aggiunge: "è evidente che l’anticipazione, esulante dal rapporto originato dall’affidamento, quand’anche in house, della gestione di un servizio pubblico, trovi giustificazione esclusivamente nella esigenza, per il Consorzio, di reperire i fondi necessari a coprire le spese dell’intervento di bonifica ed ampliamento dell’impianto. Emerge, sotto il profilo appena esaminato, un utilizzo non corretto dello strumento societario".

Nella lunga disamina delle tante, troppe, criticità rilevate dalla Corte dei conti, vengono fissati dei concetti importanti visto che su alcune sfumature o interpretazioni Massimo Bergamin e Pierluigi Tugnolo hanno deciso di esporre Ecoambiente a finanziamenti milionari a favore dell'Azienda speciale del Consorzio. Si vedano per esempio i finanziamenti per 1,6 milioni per riattivare l'impianto Tmb di Sarzano, la disponibilità a finanziare per oltre 2 milioni di euro i lavori di Taglietto 1 (oggetto di una convenzione capestro tra le parti da sottoscriversi già lunedì 27 febbraio), la decisione di aver affidato, senza gara alcuna, o senza indagine di mercato sulla convenienza, il servizio, inutile al momento, vista la validità della convenzione dell'11 novembre 2015 mai smentita, che non prevede affatto l'ingresso di rifiuti speciali a Villadose, il servizio alla società Polaris srl, di proprietà del socio Azienda speciale consortile.

I punti fermi rilevati dalla Corte sono che il "Consorzio essendo stato posto in parziale liquidazione in ossequio alla L.R. n. 52/2012, con riferimento esclusivo alle attribuzioni di Ente di Bacino, in attesa della costituzione del nuovo Consiglio di Bacino, e non anche alle funzioni operative e gestionali, si trova ad avere contestualmente un Commissario liquidatore di nomina regionale ed un Consiglio di Amministrazione, scaduto e non rinnovato" ovvero Tugnolo è il liquidatore dell'Ente di bacino e ne è pure il legale rappresentante (lo scrive anche Giuseppe Caia in un recente parere relativo alla legale rappresentanza dell'Ente di bacino del Consorzio Rsu), ma non lo è di tutto il Consorzio. La Corte dei conti parla di liquidazione "parziale" e scrive che sopravvivono le "funzioni operative e gestionali", quelle dell'Azienda speciale, il socio di Rovigo in Ecoambiente, il proprietario al 100% di Polaris, che però non ha un Cda, non ha un presidente, ed è quindi, legalmente rappresentata dal direttore generale Nereo Tescaroli.

Per tutti questi motivi la Corte “invita l’amministrazione comunale di Rovigo, attese le criticità rilevate in relazione alla gestione della partecipazione in Ecoambiente a valutare attentamente le future scelte di governance e di gestione con riferimento alle medesime” ovvero: gli aspetti che la Corte ha sollevato non possono essere materia di “accordi” ma devono essere il faro della guida della partecipazione comunale in Ecoambiente.
Uomo avvisato, mezzo salvato.
25 febbraio 2017
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