COLDIRETTI ROVIGO Pronto e firmato il decreto da portare a Bruxelles che chiede l'origine del riso obbligatoria in etichetta. Silvio Parizzi: “Solo così potremmo tutelare il riso polesano”

Gli agricoltori devono vendere tre chili di risone per pagarsi un caffè

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Un’eccellenza che non può essere pagata un terzo di un caffè e rivenduta oltre cinque volte il prezzo riconosciuto ai produttori il riso polesano che si trova a competere anche con le produzioni internazionali quali Vietnam, Thailandia, India, Pakistan e Cambogia. Ecco perché la Coldiretti di Rovigo ha richiesto che anche il riso abbia l’etichettatura d’origine come avvenuto per il latte 



Rovigo - “È giunto il momento che anche il riso abbia l’etichettatura d’origine, per consentire al consumatore di scegliere il prodotto che ritiene più affidabile e sicuro e per fermare il falso Made in Italy. Per questo con una delegazione polesana di produttori di riso, siamo stati a Roma per protestare e far sentire la nostra voce, pretendendo il riconoscimento del valore e dell’identità del riso italiano”. Così il direttore provinciale Silvio Parizzi è intervenuto in occasione del sit in promosso a Roma davanti al Mipaaf, con risicoltori rodigini, veronesi e vicentini, gli stessi che coltivano oltre tremila ettari del territorio regionale. Gli agricoltori devono vendere oggi ben tre chili di risone per pagarsi un caffè, a causa di speculazioni ed inganni che colpiscono le risaie nazionali e danneggiano i consumatori. 

“Il risone italiano viene pagato tra i 32 ed i 36 centesimi al chilo per l’Arborio e dai 33 ai 38 centesimi al chilo per il Carnaroli - sottolinea Parizzi - mentre le varietà che arrivano dall’Asia vengono pagate ad un prezzo che è circa la metà di quanto costa produrle in Italia, nel rispetto delle norme sulla sicurezza alimentare ed ambientale e dei diritti dei lavoratori". 

Nonostante la produzione nazionale sia più che sufficiente a soddisfare il fabbisogno interno, si osserva un aumento del 346% degli arrivi dal Vietnam e del 34% dalla Thailandia, cui seguono India, Pakistan e Cambogia. “Il risultato è che un pacco di riso su quattro è straniero, ma il consumatore non lo può sapere e non è in grado di fare scelte di acquisto consapevoli – aggiunge Parizzi – per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza”. Il Ministro Maurizio Martina, intervenuto durante la manifestazione ha mostrato il decreto con il quale, di concerto con il ministro Nicola Calenda, verrà chiesto a Bruxelles di consetire all'Italia di introdurre in via sperimentale l'obbligatorietà dell'origine in etichetta per il riso. "Auspichiamo che questo percorso arrivi a compimento come è successo per il latte ed i prodotti lattiero-caseari - ha concluso Parizzi - solo così le nostre filiere possono essere valorizzate e tutelate".

14 aprile 2017
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