POLITICA ROVIGO Il colonnello in pensione Renzo Ongaro, ex consigliere comunale, attacca la “clandestinità”, dal punti di vista etimologico, del primo cittadino Massimo Bergamin

Tutti i perchè il sindaco è un “clandestino" 

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Secondo l’ex consigliere comunale e colonnello in pensione Renzo Ongaro, iil vero clandestino, dal punto di vista etimologico (“nascosto di giorno”), sarebbe proprio il primo cittadino di Rovigo, Massimo Bergamin


L’enciclopedia Treccani afferma che il termine “clandestino” è di origine latina: deriverebbe da “clam” (avverbio che significa “di nascosto”) e da “dies” (giorno). Pertanto, letteralmente, clandestino vuol dire “nascosto di giorno”. Oggi la parola “clandestino” è associata al fenomeno migratorio e nell’uso corrente che se ne fa nel linguaggio mediatico e politico, identifica quegli sfortunati che tentano quotidianamente di raggiungere le nostre coste oppure risiedono nel nostro paese senza alcun titolo di soggiorno. Ma non solo, il termine “clandestino” sottolinea marcatamente un aspetto di illegalità e trasmette l’idea del nascosto, del segreto, dell’agire nell’ombra se non addirittura nell’oscurità. E qui vorrei fare qualche considerazione.

Con riferimento al significato etimologico del termine, io credo che il “clandestino” per eccellenza di Rovigo sia proprio il suo sindaco: Massimo Bergamin. Mi spiego. Quali sono le caratteristiche di una persona che danno ad essa visibilità tale da renderla inequivocabilmente riconoscibile, identificabile e degna di considerazione? Credo che il lavoro che uno svolge, la sua cultura e la capacità di rapportarsi con gli altri, siano gli elementi che qualificano in modo netto e peculiare un essere umano denotandone allo stesso tempo lo stile. Ma Bergamin che c’entra?

Mi domando spesso: ma che attività lavorativa ha espletato nella sua vita la persona in questione? Qualcuno mi sa dire in quale campo del lavoro (esclusa la politica) egli ha profuso le sue energie fisiche e mentali per guadagnarsi la pagnotta? E con quali risultati? Mah! Difficile se non impossibile saperlo. Io lo definirei un “clandestino del lavoro”. Quali studi ha portato a compimento il nostro primo cittadino e quale livello di conoscenze culturali ha saputo mettere in mostra sino ad oggi? Ben pochi credo siano in grado di dare risposta ed anche il suo “curriculum vitae” così misero di informazioni, tanto da sollevare perplessità, di certo non aiuta. Per me è anche un “clandestino culturale”.

E’ noto poi che il nostro “first among all” frequenta assiduamente i media tv ove è solito fare il verso a mo’ di pappagallo al suo mentore milanese amante di felpe e magliette con dedica, ma è altrettanto noto il suo (ri)fuggire dagli incontri istituzionali, per non parlare poi delle assenze continuate ed imbarazzanti (per i componenti della giunta comunale costretti a rimpiazzarlo) da quasi tutte le attività istituzionali pubbliche, importanti momenti ed occasioni di incontro con i cittadini. Un vero “pugno in un occhio” alla città la sua ultima mancata presenza alla Festa della Repubblica celebratasi in piazza a Rovigo il 2 giugno. Un comportamento inspiegabilmente ambiguo, tipico di un vero è proprio “clandestino istituzionale”.

Non c’è che dire. Proprio una bella “carta di presentazione” per chi è chiamato a rappresentare ed amministrare una città di 50 mila abitanti. Un’ultima considerazione: che stiano pure tranquilli i tanti (si fa per dire!) migranti clandestini che vanno a zonzo per la città delle Rose! Possono agire e dormire sereni fintanto che un siffatto “clandestino” gestirà la baracca. Con Bergamin a capo della situazione non avranno alcun genere di problema. Non esiste forse il detto che “cane non morde cane”?

Renzo Ongaro – colonnello in pensione

7 giugno 2017
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