COLDIRETTI ROVIGO Il presidente Mauro Giuriolo: “a rischio le eccellenze italiane e della nostra terra polesana. Anche la nostra pasta potrebbe presto diventare preda di imitazioni di dubbia qualità e sicurezza”

#Stopceta Coldiretti Rovigo presente con una delegazione di agricoltori e sindaci polesani

Bagno e Calore - Caminetti e Stufe

Rovigo, - Numerosi agricoltori polesani hanno raggiunto, fin dalle prime ore del mattino, Piazza Montecitorio a Roma per la manifestazione “#Stop Ceta”, guidati dal presidente di Coldiretti Rovigo,  Mauro Giuriolo e dal direttore Silvio Parizzi, con al seguito i sindaci Luigi Viaro del Comune di Lendinara, Riccardo Rigotto del Comune di Villanova Marchesana e gli assessori  dei comuni polesani di Adria, Giuseppe Marzolla, di Rosolina Stefano Gazzola e di Papozze, Aldina Canato.

L’iniziativa è condivisa con un'inedita ed importante alleanza con altre organizzazioni Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch) che chiedono di fermare un accordo sbagliato e pericoloso per l’Italia. “Per la prima volta nella storia – spiegano il presidente Giuriolo ed il direttore Parizzi - l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali”. Nel cesto della Coldiretti, tra i vari prodotti-scandalo ci sono i formaggi Asiago, Romano, Montasio, pecorino friulano, romanello, scamorze, Crotonese, Fontina, provoloncino friulano, ma anchesalami, cacciatore salami, veneto salami, mortadella Italia salami, prosciuttino Italia salami, soppressata salami Italia, Siciliano italian style salami, Toscano italian style salami, Napoli italian style salami e San Daniele prosciutto, tutti rigorosamente prodotti in Canada. Anche il grano made in Italy è sotto scacco. Con la prospettiva dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada sono aumentati del 15% gli sbarchi di grano duro del Paese nordamericano in Italia nei primi due mesi del 2017, con manovre speculative che stanno provocando la scomparsa della coltivazione in Italia.

“Un trattato sul quale già una decina di Comuni polesani ha deliberato contro la ratifica, che – sottolineano il presidente Giuriolo ed il direttore Parizzi –spalanca le porte all’invasione dal paese nordamericano di grano, la principale coltivazione dell’Italia particolarmente diffusa nelle aree più deboli del Paese, ma che prevede anche il via libera all’importazione a dazio zero per circa 75.000 tonnellate di carni suine e 50.000 tonnellate di carne di manzo dal Canada, dove vengono utilizzati ormoni per l’accrescimento vietati in Italia”. Gravi effetti anche sull’economia polesana, con prezzi riconosciuti ai produttori sempre più bassi e margini rispetto ai costi divenuti insostenibili. “La concorrenza sleale provocata dalle importazioni spacciate come tricolori ha provocato il taglio dei prezzi pagati ai produttori agricoli sotto i costi di produzione, con la decimazione delle semine di grano che in Italia sono crollate del 7,3% per un totale di 100mila ettari raccolti in meno – aggiungono il presidente Giuriolo ed il direttore Parizzi - in pericolo non ci sono solo la produzione di grano e la vita di molte aziende agricole polesane che lo coltivano, ma anche un territorio vastissimo a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione made in Italy”. Inconcepibile, poi, è la presunzione canadese di chiamare con lo stesso nome alimenti del tutto diversi, perché si tratta di una concorrenza sleale che danneggia i produttori ed inganna i consumatori. “Gli effetti della ratifica del Ceta sarebbero drammatici per il nostro Polesine – concludono il presidente Giuriolo ed il direttore Parizzi – ma anche per l’economia e le produzioni made in Italy. Minacciata è la distintività delle nostre produzioni, che ci rende Paese di riferimento per l’agroalimentare e per l’intero indotto. Non dimentichiamo, infatti, che il settore food porta con se un indotto di turismo non indifferente. Anche i nostri politici, quindi, sono chiamati in causa, come rappresentanti dei cittadini, ma anche come consumatori, a farsi carico di questa responsabilità in prima persona ed a sostenere questa causa, che non è solo di Coldiretti o dei produttori agricoli, ma della collettività tutta”.

5 luglio 2017
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