AGRICOLTURA ROVIGO La denuncia del presidente provinciale di Coldiretti Mauro Giuriolo, che traccia la strada da seguire per evitare l'emergenza idrica

In piena siccità, sprechiamo il 90% dell'acqua

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Mentre la Regione del Veneto emette la terza ordinanza di stato di crisi causa siccità, emerge un dato incredibile: secondo Coldiretti, ben il 90% dell'acqua che cade viene sprecata



Rovigo - In Veneto è già stata emessa la terza ordinanza della Regione sullo stato di crisi per siccità. Il provvedimento ha lo scopo di contingentare l’acqua, perché la situazione è d’emergenza, come conferma Coldiretti che oggi a Roma ha presentato il “Dossier Siccità”.

Secondo i dati raccolti lungo tutta la Penisola, salgono a circa 2 miliardi le perdite provocate alle coltivazioni e agli allevamenti da un andamento climatico del 2017 del tutto anomalo che lo classifica tra i primi posti dei più caldi e siccitosi da oltre 200 anni, ma segnato anche da disastrosi incendi e violenti temporali che si sono abbattuti a macchia di leopardo. “E’ necessario passare dalla gestione dell’emergenza con enorme spreco di risorse, per abbracciare una nuova cultura della prevenzione in una situazione in cui quasi 9 litri di pioggia su 10 sono perduti”. E’ quanto ha affermato il presidente di Coldiretti Rovigo Mauro Giuriolo in relazione alla eccezionale situazione di crisi idrica del Paese. L’Italia resta un paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d'acqua che cadono annualmente, ma per le carenze infrastrutturali se ne trattengono solo l'11% secondo Coldiretti.

“Non c’è programmazione - continua Giuriolo – siamo ricchi della risorsa acqua, ma dobbiamo fare i conti con i cambiamenti climatici in atto. Aumento delle temperature estive, sfasamenti stagionali con autunno caldo e primavera anticipata, più elevato numero di giorni consecutivi con temperature estive elevate, ma soprattutto modificazione della distribuzione delle piogge ed aumento dell’intensità delle precipitazioni con una forte perdita per scorrimento sono effetti dei cambiamenti climatici prevedibili che - insiste - richiedono interventi strutturali. La stessa richiesta vale in particolare per il Polesine – conclude Giuriolo – Il nostro paesaggio rurale si sta lentamente modificando con l’introduzione di colture come sorgo e soia meno esigenti rispetto al mais e le semine sempre più cospicue di cereali autunno vernini che consentono di affrontare meglio le alte temperature".

"Lo sforzo degli agricoltori nella direzione dell'uso razionale dell'acqua, l’applicazione di sistemi di irrigazione a basso impatto e l'innovazione con colture meno idro-esigenti deve essere riconosciuto da una politica più attenta agli investimenti che potenzino gli invasi, creino salti d’acqua e nuovi sbarramenti antisale proporzionati alle ridotte portate dei fiumi per rendere fruibile l’acqua dolce”.

17 luglio 2017
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