DELTA DEL PO ROVIGO FERRARA Un convegno promosso da 14 associazioni ambientaliste con un obiettivo: siglare un patto per garantire un futuro al territorio, superare i limiti e cogliere le opportunità 

Cinque punti per salvaguardare, rilanciare e unire il parco 

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Sono 14 le associazioni promotrici di una convegno dal titolo “Il futuro del Delta del Po – Tutela della biodiversità  e del paesaggio, equilibrio idrogeologico e sviluppo sostenibile” che si è svolto nella mattinata di venerdì 6 ottobre nel museo della Storia di Ferrara. Cinque punti per salvaguardare e rilanciare il parco, un luogo simbolo della biodiversità che, secondo le associazioni, necessità di unitarietà 



Rovigo – Nella giornata di venerdì 6 ottobre 14 associazioni hanno lanciato la proposta di un Patto territoriale e ambientale per il futuro del Delta del Po, luogo simbolo della biodiversità globale, il più ampio sistema di zone umide d’Italia, alla foce del più importante fiume della Penisola. Un patto che lo faccia diventare un’area pilota su scala nazionale e internazionale per la tutela della biodiversità e del paesaggio, l’assetto idrogeologico e l’adattamento ai cambiamenti climatici, lo sviluppo sostenibile.

Un Patto territoriale che trova i suoi presupposti giuridici nella legge n.662/1996, su 5 filoni di intervento: tutela e gestione integrata e dinamica della biodiversità e del territorio, tenendo conto dell’adattamento ai cambiamenti climatici; corretta e oculata gestione del bacino fluviale e della risorsa idrica, garantendo la naturalità del fiume e la qualità delle acque; lotta contro i fenomeni di bracconaggio faunistico ed ittico; adozione delle scelte produttive e tecnologiche più innovative a minore impatto su suolo, acqua e aria; coinvolgimento e motivazione delle comunità e degli operatori locali nella corretta e dinamica valorizzazione del patrimonio naturale locale e nella riconversione e ottimizzazione degli impianti industriali e dell’apparto produttivo e delle pratiche agricole, anche attraverso la promozione dell’agricoltura biologica e biodinamica. 

È questa la proposta che emerge dal dibattito, che coinvolge 22 esponenti della comunità scientifica ed esperti locali, su “Il futuro del Delta del Po – Tutela della biodiversità  e del paesaggio, equilibrio idrogeologico e sviluppo sostenibile” che si è svolto nella mattinata di venerdì 6 ottobre al museo di Storia Naturale di Ferrara, promosso da: Aiab  - Associazione Italiana Agricoltura Biologica, Aipin – Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica, Apab - Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica, Cirf – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale, Cts, Federazione Pro Natura, Federbio, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Marevivo, Slow Food, Touring Club Italiano, Wwf.

Le associazioni chiedono una visione del futuro che superi gli attuali limiti: i parchi regionali veneto ed emiliano-romagnolo non riescono a garantire una tutela efficace di habitat e specie uniche per varietà in Italia (sono oltre 300 le specie di uccelli censite nel Delta, 40 le specie di mammiferi e 25 tra anfibi e rettili); l’Autorità di bacino del Po rileva che la qualità delle acque marino-costiere nel basso corso del fiume Po hanno una qualità ambientale non buona e uno stato ecologico appena sufficiente; l’Ispra, istituto di ricerca del Ministero del’Ambiente, in un rapporto del 2016  indica il Delta come una delle aree del paese dove il bracconaggio è più intenso; si attendono ancora progetti credibili di conversione economica ed ecologica della centrale termoelettrica Enel di Porto Tolle.

Ma le idee ci sono, e le associazioni chiedono innanzitutto che finalmente si affidi la gestione unitaria dell’area del Delta del Po non ad un parco di carta, ma ad un ente nazionale o a un vero parco interregionale che ne garantisca la gestione coordinata ed effettiva, a cominciare dall’inclusione nell’area parco dei siti della Rete natura 2000. 

6 ottobre 2017




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