COLDIRETTI ROVIGO Bocciato il ricorso dei pastai contro l’etichetta d’origine. Mauro Giuriolo è soddisfatto per la decisione di proseguire con fermezza sulla strada della trasparenza

Pasta buona se l’etichetta è trasparente

Bancadria 730x90 Cna Rovigo

Riconosciuto il primato degli interessi dell’informazione dei cittadini su quelli economici e commerciali da parte della Magistratura secondo Mauro Giuriolo, soddisfatto per la decisione di bocciare il ricorso dei pastai sull’etichettatura d’origine del grano utilizzato nella pasta che non solo mostra la provenienza e caratteristiche della materia prima impiegata ma anche contrasta le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano



Rovigo - Respinta dal Tar l'istanza di sospensione del decreto per l’etichettatura d’origine del grano utilizzato nella pasta. “Sono state così accolte le richieste dell’81% degli italiani che chiedono maggiore trasparenza sul cibo che acquistano”. E’ quanto ha affermato il presidente provinciale di Coldiretti Rovigo Mauro Giuriolo nel commentare la decisione del Tribunale amministrativo regionale del Lazio che ha bocciato il ricorso dei pastai contro il decreto dei Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda per l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima a partire dal febbraio 2018 sull’etichettatura della pasta. 

“Prendiamo atto con soddisfazione che la Magistratura – ha sottolineato il presidente Giuriolo – ha riconosciuto il primato degli interessi dell’informazione dei cittadini su quelli economici e commerciali, respingendo un ricorso che andava contro gli interessi del nostro paese e dei consumatori che chiedono trasparenza, a cui non si può impedire di conoscere la verità, privandoli di informazioni importanti come provenienza e caratteristiche della materia prima impiegata”. 

Ma il decreto per l’etichettatura d’origine della pasta punta anche a contrastare le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione con una drastica riduzione delle semine. “Il Polesine è considerato il granaio del Veneto – conclude Giuriolo – per questo non possiamo permettere che speculazioni ed interessi diversi da quelli della trasparenza della filiera e dell’informazione al consumatore distruggano un’attività produttiva importante per il territorio. La sentenza del Tar tutela il diritto dei cittadini di conoscere l’origine di quello che acquistano e consumano, lasciando loro libertà di scelta e possibilità d’informazione”.

 

29 novembre 2017




Correlati:

Seren automobili affiliazione fino a dicembre 2017