CONSORZIO PER LO SVILUPPO DEL POLESINE Convocata per il 13 dicembre l’assemblea dei soci per la cessazione dell'azienda speciale con tutti i comuni del rodigino. Marco Trombini pare non avere alternative per regolare la contabilità di Palazzo Celio

Chiudere il Consvipo perché la Provincia non ha messo a bilancio la propria quota

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I soci a maggioranza assoluta hanno votato nel 2016 per l’uscita della Provincia dal Consorzio, ma non c’è stata l'adesione al riparto delle quote. Tre i Comuni che a fine dicembre 2016 comunicano il voto contrario dei rispettivi consigli comunali al nuovo statuto per il recesso di Provincia, Ccia e Comune di Salara. Ne sarebbe bastato uno soltanto




Rovigo - Convocata per il prossimo 13 dicembre l'assemblea dei soci per la cessazione del Consorzio per lo sviluppo del Polesine nell'ottica di trasformazione in Agenzia del territorio. Da Bruxelles, in trasferta istituzionale come membro della delegazione italiana del Comitato delle Regioni, il presidente della Provincia Marco Trombini ha fissato i due punti all'ordine del giorno dell'assemblea.
Il primo riguarda il prosieguo di tutti i progetti dei cosiddetti Lavori di pubblica utilità o socialmente utili, il servizio fornito ai Comuni della Provincia da Consvipo per il tramite, quasi esclusivo, del mondo delle cooperative sociali (LEGGI ARTICOLO) circa la preoccupazione del presidente di Confcooperative Rovigo Simone Brunello. 

Sul secondo punto, che riguarda la cessazione dell’Ente, Trombini afferma essere l'unico modo per uscire dal cul-de-sac amministrativo della mancata messa a bilancio della quota di contribuzione della Provincia di Rovigo, oltre 264mila euro per complessive 42,5% delle quote.
La questione della mancata messa a bilancio del contributo provinciale è dibattuta: da una parte si legge, da statuto, l'obbligo dei soci di contribuire, dall'altro, si intende la volontà della Provincia di Trombini di uscire da questa società azienda speciale, ma l'impossibilità di farlo.

La Provincia ci prova a gennaio 2016 quando scrive al Consorzio manifestando la volontà di uscire da Consvipo a partire da gennaio 2017 (motivo per cui non sono stati messi a bilancio i 264mila euro di contribuzione sociale) e riceve risposta formale dal Consorzio che elenca i passi da seguire.
A maggio 2016 la Provincia ottiene il via libera della maggioranza assoluta dei soci ad uscire da Consvipo insieme alla Camera di commercio ed al Comune di Salara.
Il verbale della assemblea viene trasmesso a tutti i comuni soci che, pro quota, dovranno approvare il riparto delle quote dei soci in uscita facendoli approvare dai singoli consigli comunali.

Tutto tace fino agli ultimi giorni di dicembre 2016 quando negli ultimi consigli comunali del Polesine si affronta la questione Consvipo: Villamarzana il 15, Villadose il 20 e Villanova del Ghebbo il 21 dicembre trasmettono al Consorzio il voto negativo alla proposta di delibera per la "approvazione nuova convenzione e nuovo statuto del Consorzio a seguito della volontà di recesso di Provincia di Rovigo, Camera di commercio delta lagunare e Comune di Salara".

La volontà quindi, con nota del Consvipo del 23 dicembre 2016 indirizzata a Provincia e tutti i soci, non si trasforma in sostanza: "a seguito delle deliberazioni di... che sono pervenute, si respingono le richieste di recesso accolte dall'assemblea consorziale ed a norma dell'art.98 del DPR del 4 ottobre 1986, del n.904 e dell'art.6 dello statuto vigente, non risulta consentito ai soci richiedenti l'uscita dalla compagine consortile prima della naturale scadenza del 21 luglio 2027".

Sarebbe impossibile quindi per la Provincia affermare "non è stata prevista la quota perchè si pensava di essere già usciti dal Consorzio dal 1 gennaio 2017", il problema è che, secondo Trombini, quei soldi non ci sono.

Per uscire da questo vicolo cieco senza ricercare alcuna responsabilità in un comportamento amministrativo che è attualmente isolato rispetto a tutti gli altri soci, la proposta della Provincia ha un unico nome: "Cessazione di Consvipo", ma sembra aver gran poco di politico, anzi, sembra una soluzione tecnica per evitare che a Palazzo Celio, si accendano i riflettori alla ricerca dei 264mila euro perduti.

5 dicembre 2017




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