IL CASO A ROSOLINA MARE (ROVIGO) Al centro della vicenda la porzione di immobile che saltò in aria nel maggio 2008, ferendo gravemente Carlo Roiter, 54 anni, che poi morì per le ferite riportate

"Mettete in sicurezza il 'rudere'". Ma è impossibile

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Una storia che costituisce un intreccio pressoché inestricabile tra burocrazia, giustizia e malasorte, quella che coinvolge la palazzina che sorge a Rosolina, in via Po di Brondolo, la stessa che saltò in aria all'alba del 30 maggio del 2008, non è mai stato chiarito se per incidente o per la volontà di farla finita dell'occupante della porzione nella quale, secondo i riscontri raccolti sul posto, si originò lo scoppio, Carlo Roiter, 54 anni, sopravvissuto alla prima delfagrazione ma poi morto per i traumi riportati



Rosolina (Ro) - E' possibile ordinare di fare dei lavori a chi non ha soldi per farlo? Se lo domanda l'avvocato Nicola Rubiero di Rovigo, destinatario di una ordinanza proprio in questo senso da parte del Comune di Rosolina, maturata nell'ambito di una vicenda tragica, ma anche grottesca. Tragica perché tutto parte dalle 5.50 del mattino del 30 maggio del 2008, quando via Po di Brondolo, a Rosolina, venne scossa da un boato tremendo: era saltato in aria l'appartamento di Carlo Roiter, 54 anni, lì residente. Una porzione facente parte di una palazzina con nove appartamenti, o comunque locali, in tutto.

A provocare lo scoppio, un accumulo di gas, secondo i riscontri raccolti sul posto da carabinieri e vigili del fuoco. Non si è mai chiarito se si sia trattato di un incidente o di un gesto deliberato del 54enne, un tentato suicidio, insomma. L'uomo sopravvisse allo scoppio, ma morì in seguito, a causa del trauma riportato in quella esplosione. I danni, all'appartamento, furono pesanti e, col passare degli anni, la mancanza di un tetto e altre problematiche rischiano di avere conseguenze anche sui locali vicini.

Gli eredi del 54enne avrebbero rinunciato all'eredità, per la quale, quindi, è stato nominato dal Tribunale un curatore. L'avvocato Nicola Rubiero, appunto. Tecnicamente, si chiama "curatore dell'eredità giacente". Eredità per modo di dire: ci sono 2mila euro in tutto, oltre che una condanna, al termine di una causa civile, a risarcire circa 50mila euro il vicino confinante di lato con l'abitazione teatro dello scoppio. Un altro vicino, sottostante, potrebbe partire con un'altra causa a breve. Soldi niente, solo grane, insomma.

E non è neppure possibile vendere l'appartamento, dal momento che il giudice competente avrebbe rifiutato sia una offerta di vendita, perché l'importo è stato giudicato troppo basso, sia una di devoluzione allo Stato. Il curatore, allora, ha cercato un aiuto dal Comune che, però, da parte sua, avrebbe emanato, lo scorso 6 dicembre, una ordinanza con la quale si impone al curatore stesso la messa in sicurezza entro 30 giorni dalla notifica. Peccato che, come detto, soldi non ce ne siano, a fronte di un preventivo, assicura il curatore, nell'ordine dei 15mila euro circa.

Probabile, a questo punto, che il curatore rinunci, anche per evitare una clamorosa e paradossale, ma possibile, denuncia per inosservanza dell'ordinanza. Così, il problema rimarrà.

28 dicembre 2017
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