IL CASO A ROVIGO Il marito condannato a 3 anni e 6 mesi per l'assalto con la mannaia, dopo che in primo grado era arrivata una condanna a 5 anni e 4 mesi. Riconosciute le attenuanti

Lui voleva ucciderla, il cane l'ha salvata

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In primo grado, era arrivata una condanna a 5 anni e 4 mesi (LEGGI ARTICOLO), con il giudice che aveva riconosciuto sussistente l'ipotesi di reato di tentato omicidio, ma non provata quella di maltrattamenti. Venerdì 12 gennaio, di fronte alla Corte di Appello di Venezia, la difesa, affidata all'avvocato Nicola Bergamini di Rovigo, ha ottenuto un ulteriore sconto di pena per il proprio assistito



Rovigo - Un tentato omicidio che non è divenuto omicidio consumato solamente per l'intervento del pastore tedesco di famiglia, che si è lanciato contro l'aggressore. Ossia, il marito che, sempre secondo questa ricostruzione, sarebbe stato ben determinato a uccidere la moglie a colpi di mannaia. Questa la storia del processo che ha vissuto un nuovo capitolo nel pomeriggio di venerdì 12 gennaio quando, in Corte di Appello a Venezia, la condanna in primo grado a 5 anni e 4 mesi è stata ridotta a 3 anni e 6 mesi, con il riconoscimento di quelle attenuanti generiche che in primo grado non erano state ritenute sussistenti a Rovigo.

Il primo verdetto era arrivato il 13 dicembre del 2016, pronunciato dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Rovigo Pietro Mondaini, al termine del processo con rito abbreviato che aveva visto la difesa, affidata all'avvocato Nicola Bergamini, ottenere una pena nel complesso non elevata, a fronte della gravità delle contestazioni.

Il 67enne a processo era accusato di avere cercato di uccidere la moglie di 59 anni, nella loro abitazione di Sant’Apollinare. Il tentato omicidio si sarebbe verificato il 1° marzo del 2015. L'uomo avrebbe approfittato del fatto che la moglie si fosse chinata per raccogliere una busta e avrebbe iniziato a colpirla alla testa e a un braccio con una mannaia raccolta da sotto al divano. Una decina i colpi, che produssero lesioni giudicate guaribili in 35 giorni circa. Secondo il sostituto procuratore Fabrizio Suriano sarebbe potuta finire ben peggio. Se non fosse stato per il pastore tedesco di famiglia.

Esatto: il cane di marito e moglie. Intervenuto - secondo questa ricostruzione . per salvare la padrona, certo, ma anche senza volere fare del male all'anziano padrone, quasi sapesse che in quel momento non era lui, non era in sé. L'animale gli si sarebbe avventato contro, senza però mordere,  ma spingendo, forte, al culmine di un balzo, con le zampe anteriori sul petto dell'uomo. Quanto bastava per allontanarlo e per poi coprire la fuga alla padrona, che si chiuse in un'altra stanza e scappò dalla finestra. Raggiunta, infine dal cane.

All'epoca, dopo il primo intervento della Volante della questura, le indagini erano state prese in mano dall'esperto personale della squadra mobile della questura di Rovigo, guidato dal vicequestore aggiunto Bruno Zito. I loro accertamenti avevano portato anche a ipotizzare i maltrattamenti. Il tentato omicidio, cioè, sarebbe arrivato al termine di una serie di maltrattamenti e violenze sia fisiche che psicologiche. Altri passaggi del capo di imputazione davano infatti i brividi: il marito avrebbe in più di una occasione acceso cubetti di diavolina con l'intento di darle fuoco; la avrebbe offesa; la avrebbe presa a calci e pugni. Ricostruzioni che non hanno però retto il vaglio del processo, con la difesa dell'avvocato Nicola Bergamin che ha consentito di strappare l'assoluzione per questa ipotesi di reato.

Nel corso del processo di secondo grado l'avvocato Nicola Bergamini è riuscito a fare riconoscere le attenuanti generiche, che hanno avuto un peso non banale nella determinazione della pena finale, scesa appunto da 5 anni e 4 mesi a 3 anni e 6 mesi.

13 gennaio 2018




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