RUGBY ECCELLENZA Negli ultimi dieci anni la FemiCz Rovigo ha utilizzato ben 136 giocatori, ma dopo un anno la metà hanno preso altre strade 

Rossoblù mordi e fuggi 

Edoardo Lubian
Matteo Ferro
Nicola Quaglio
Matteo Maran
Lorenzo Lubian
Michele Zanirato
Peter Pavanello
Guido Barion
Andrea De Marchi
Marcello De Gaspari
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Anche in questo campionato abbiamo assistito all'esordio di 8 nuovi giocatori, mentre sono 9 quelli che mancano rispetto al torneo scorso. Purtroppo in questa giostra di partenze e arrivi continua a mancare soprattutto il contributo del vivaio polesano. Edo Lubian è il “rovigotto” in attività con il maggior numero di presenze, ben 127. Insostituibile.



Rovigo - In Italia siamo nell'epoca del rugby “usa e getta”? La domanda non è banale e nasce da un dato di fatto abbastanza evidente: mai come negli ultimi vent'anni si sono viste le squadre italiane cambiare pelle a ogni stagione. Ci riferiamo agli abbondanti rinnovamenti di organico che ci regalano i mercati estivi del nostro rugby. Gli esempi li possiamo trovare sia in alto, dove ci stanno le due franchigie celtiche, che appena un pò più in basso con l'Eccellenza e, in misura minore, la Serie A. Nelle categorie inferiori il fenomeno si nota di meno solo perchè girano meno soldi, ma ogni tanto salta fuori qualche club che vuole imitare i più grandi. Il rugby professionistico (e pure quello dilettantistico di buon livello) ha pian piano cancellato l'immagine delle squadre che mantenevano per per diverse stagioni (più o meno un ciclo durava 5/6 anni) l'intelaiatura della formazione nella quale si inserivano in maniera limitata i migliori giovani del vivaio e i giocatori stranieri (per molti campionati limitati dal regolamento a uno o due per squadra). Poi è cambiato tutto specialmente con l'invasione dei cosiddetti “oriundi”, vale a dire giocatori stranieri, in massima parte argentini, con passaporto italiano. E' vero che di questa situazione ne ha beneficiato anche la nazionale, rinforzata da talenti cresciuti fuori dai nostri confini e quindi non “figli” del movimento, ma a un certo punto si è assistito a un'isteria di massa con le squadre italiane di ogni ordine e grado imbottite di argentini di origine italiana. 

Da diversi anni sembra che questa febbre sia passata, ma è rimasta la tendenza di rivoltare la squadra come un calzino a ogni campionato. Non è un gran bel segnale perchè una buona squadra di rugby si costruisce nel tempo con pazienza e scelte giuste. Prendiamo l'esempio della FemiCz Rovigo, una società di vertice dell'Eccellenza italiana come testimoniano le quattro finali consecutive giocate dal 2014 al 2017 e lo scudetto del 2016 (LEGGI ARTICOLO). Negli ultimi dieci campionati la società rossoblù ha fatto e disfatto la squadra più volte. In questo lasso di tempo hanno esordito in prima squadra ben 136 giocatori sui 156 utilizzati. Di questi 136 solo poco più di una ventina provenivano dal vivaio rodigino e polesano e tra questi appena 10 di loro hanno messo insieme più di 15 presenze. Gli altri sono stati fugaci meteore. Il “grosso” dei nuovi giocatori arrivati a Rovigo nelle ultime dieci stagioni, quindi, è rappresentato da rugbysti provenienti da altre realtà, sia italiane che straniere. Ogni anno la squadra è stata praticamente rifatta o quantomeno profondamente rinnovata. Si va dai 19 giocatori che per la prima volta hanno indossato la maglia rossoblù nel 2013/14 ai 6 dell'anno successivo, ma in tutti gli altri campionati la squadra rossoblù ha fatto esordire dagli 11 ai 17 nuovi giocatori. C'è da dire che a operare in questo modo non è stata solo la società di Viale Alfieri. Molti altri club dell'Eccellenza si sono comportati nella stessa maniera allestendo squadre ogni anno diverse in base alla disponibilità economica del momento e con tanti saluti alla programmazione. Sono proprio di questo periodo le difficoltà finanziarie del Mogliano che solo qualche stagione fa era considerata una delle grandi del campionato (ha vinto anche uno scudetto) che ingaggiava fior di giocatori mentre oggi, con le casse vuote, si sta assistendo a un fuggi fuggi generale. Tornando a parlare delle vicende rossoblù e analizzando i dati di questa voglia di cambiamento che si manifesta ogni anno, si nota come questa tendenza a rivoluzionare la squadra sia difficile da estirpare. Dei nuovi 136 giocatori (stranieri, italiani e rodigini) che hanno militato per la prima volta con il Rovigo negli ultimi dieci campionati ben 65 hanno disputato una sola stagione e altri 34 non sono andati oltre i due campionati. Questo continuo andirivieni di giocatori (nel frattempo si sono alternati anche 8 allenatori tra head e assitant coach) non può essere registrato come un fattore positivo. Se metà degli acquisti sono rimasti un solo campionato evidentemente qualche errore di valutazione nel loro ingaggio deve essere stato fatto

Anche in questo campionato abbiamo assistito all'esordio di 8 nuovi giocatori, mentre sono 9 quelli che mancano rispetto al torneo scorso. Purtroppo in questa giostra di partenze e arrivi continua a mancare soprattutto il contributo del vivaio polesano. Come abbiamo scritto prima solo una decina di giocatori provenienti dalle giovanili rossoblù hanno in qualche modo lasciato una traccia. Decisamente poco per un periodo di dieci campionati. Ecco i “rovigoti” che hanno giocato più di 15 partite con il Rovigo, tra parentesi le presenze: Edoardo Lubian (127), Nicola Quaglio (99), Andrea De Marchi (86), Matteo Ferro (85), Matteo Maran (59), Michele Zanirato (45), Lorenzo Lubian (29), Peter Pavanello (27), Guido Barion (19), e Marcello De Gaspari (16). Quest'anno la rodiginità della squadra è affidata ai “vecchi” Lubian, Ferro e De Marchi, mentre tra le giovani leve arrivate dalle giovanili rossoblù al momento di intravede solo Modena. Non possono essere considerati come “prodotti” locali, infatti, giocatori come Cadorini o Loro, provenienti dall'Accademia Under 18 che aveva base a Rovigo. La fotografia di questa realtà sembra rappresentare una situazione abbastanza chiara: senza un vivaio che rifornisca, sia in termini di qualità che di quantità, la prima squadra, non c'è altra altra strada che quella del mercato per garantirne la competitività. Ed è quello che da anni si sta facendo a Rovigo. Purtroppo non sempre nella maniera migliore e con dispersione di risorse finanziarie non indifferente. Non è un'opinione. A dirlo sono i numeri del vorticoso va e vieni di giocatori che sono transitati al Battaglini.

Roberto Roversi

13 gennaio 2018
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