GIORNATA DELLA MEMORIA ROVIGO Il ricordo delle tragedie dei rastrellamenti. Protagoniste le persone che hanno salvato la vita di numerosi ebrei come Ferrer Ferrante

Eroi polesani durante la Shoah. “Volevano il veleno per uccidersi, mio padre li salvò”

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E’ stata la storia di Ferrer Ferrante la testimonianza più toccante per potere celebrare il giorno della memoria a Rovigo. Farmacista di Canaro ha salvato nel 1943 due ebrei di Praga nascondendoli nella soffitta di casa. E’ a lui ed a tanti altri polesani che è andato il pensiero delle autorità e studenti presenti oltre che a tutte le vittime che sono state oggetto degli attacchi del Nazifascismo

Rovigo - L’umanità e la generosità in Polesine durante il Nazifascismo, Ferrer Ferrante farmacista di Canaro ne è stato un esempio. Così si è voluta celebrare la giornata della memoria a Rovigo venerdì 26 gennaio in sala consiliare di Palazzo Celio. 

In prima fila erano presenti Marco Trombini, presidente della Provincia, Ezio Conchi, vicensindaco di Rovigo, il Prefetto Enrico Caterino, il Vescovo Pierantonio Pavanello, Aharon Locci, rabbino capo della comunità ebraica di Padova, Maria Chiara Fabian dell’associazione “Il Fiume” e poi la testimonianza di Cosetta Ferrante, figlia di Ferrer Ferrante, farmacista di Canaro negli anni della seconda Guerra mondiale. 

“Oggi la giornata della memoria va ricordata come un fatto di coscienza, un fatto di Stato del passato che in epoca fascista probabilmente non ci sarebbe stata permessa” ha esordito Trombini davanti alle autorità militari, istituzionali ed ai ragazzi della scuola media di Pettorazza Grimani. Non sono mancate letture di brani e testi di Hitler da parte di Conchi, e di Primo Levi da parte di Caterino il quale ha spiegato come oggi “bisogna accorgersi dei segnali di intolleranza nei confronti del ‘diverso’ e fare in modo che non diventino più gravi ed estremi, noi abbiamo dovere di evitarlo”. Sulla stessa linea d’onda il vescovo Pavanello che ha ricordato come “dipende da noi creare il clima di fratellanza, solidarietà, accettazione e rispetto del popolo affinché non si verifichino queste tragedie. Bisogna lavorare per un dialogo e l’incontro tra tutte le religioni”.

Il fulcro dell’incontro è arrivato però con Fabian dell’associazione “Il Fiume” che si è soffermata sul tema “Carnefici, vittime, indifferenti e salvatori. Perché abbiamo bisogno dei giusti” e la testimonianza della signora Cosetta, nata nel 1943 anno in cui l’esercito italiano era disfatto ed i tedeschi cominciarono a rastrellare il territorio per capire se c’erano resistenti ed ebrei. Ed ecco il collegamento con Ferrer Ferrante che ne ha salvati due.

“Era una notte del novembre del 1943 quando suonarono alla porta di casa. - racconta Cosetta Ferrante, figlia di Ferrer - Papà si è alzato e ha trovato alla porta due sconosciuti, ebrei di Praga che non cercavano medicine ma veleno perché volevano farla finita. Mio padre turbato da questa cosa e senza riflettere ha deciso di nasconderli nella soffitta di casa. Un ambiente abbastanza grande con letto e dove si poteva vivere. Durante il giorno rimanevano nascosti ed alla sera cenavano con noi”. 

“Mi è stato chiesto perché mio papà si è prestato a fare questo gesto - continua la signora Cosetta - Non gli ho mai fatto questa domanda e nel tempo questo desiderio mi è rimasto. Conoscendolo posso pensare perchè era un uomo molto coraggioso, con principi validi. C’è stato anche un episodio che l’ha turbato e che forse l’ha portato a questo gesto: durante il servizio militare si trovò in stazione a Trieste e vide un convoglio pieno di prigionieri che stavano per essere deportati ed è rimase scioccato”.

Nei due anni in cui i due coniugi sono rimasti con la famiglia, diventati per loro zio Carlo e zia Maria, sono successi degli episodio in cui hanno rischiato di essere scoperti ma la prontezza del signor Ferrante nel dare risposte ai nazifascisti ha fatto sì che si salvassero: “Una volta i militari sono entrata in casa nostra - continua Cosetta - e nell’ispezionare la casa si sono accorti della porta che portava alla soffitta. Quando sono saliti e hanno trovati i due signori a letto mio padre prontamente ha risposto ‘sono due sfollati di Cassino’ ed i militari se ne sono andati. Un altro episodio invece è avvenuto all’entrata della farmacia, che era situata sempre nello stabile di casa. Essendo un luogo frequentato i militari passavano frequentemente. Un giorno erano in giardino ed in quel momento i due ‘zii’ hanno buttato giù l’acqua dalla grondaia della soffitta. Mio padre in quel momento ha risposto ‘lo dico sempre a mia mamma di non buttare giù l’acqua dalla grondaie ma non mi ascolta’ salvandoli ancora una volta”. 

Un sacrificio molto importante quello del signor Ferrante che non si è intimorito nel rischiare la sua vita e quella dei suoi famigliari.  Alla fine la cerimonia si è conclusa con l’esecuzione del brano La vita è bella a cura di una chitarra e di un flauto, e la visita al cimitero ebraico, dove sono stati letti i nomi dei morti, ed alla lapide posta all’ingresso di piazzetta Annonaria. 
26 gennaio 2018




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