STORIA ROSOLINA (ROVIGO) Leone Boaretto in occasione della giornata della memoria ha raccontato le vicissitudini del padre Mario, prigioniero ed internato a Skopau/Torgau-Elbe a Lipsia

La storia del papà Mario, militare internato e deportato nei campi di concentramento 

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Ha letto e mostrato le lettere che il padre si scriveva con la madre durante la guerra, Leone Boaretto, figlio di Mario Boaretto, caporale maggiore che da militare si è trovato ad essere un prigioniero passando per tre campi di sterminio ma uscendone vivo 



Rosolina (Ro) - E’ stato Leone Boaretto il protagonista della giornata della memoria a Rosolina nella giornata del 27 gennaio che ha visto partecipare l’amministrazione comunale ed i ragazzi di terza media all’auditorium di Rosolina. 

Il signor Boaretto, con leggera commozione, ha dapprima spiegato il motivo dell'istituzione del giorno della memoria, raccontando una breve storia del Popolo Ebraico sino alle leggi razziali, gli orrori dei campi di sterminio, ha letto frasi o pensieri di Primo Levi, Guarreschi, Anna Franck ed altri internati e successivamente la sua testimonianza.

Ha raccontato la storia del padre Mario, caporale maggiore, leggendo e mostrando le lettere che si è scambiato con la madre durante il periodo di guerra. Sposato giovanissimo a soli 20 anni ed a 21 papà nel 1935 del primo figlio Giorgio solo che non ha potuto veder nascere in quanto era partito per Trieste. Da lì una serie di chiamate in altri luoghi di guerra fino al 1942 quando è tornato in Patria. Poi l’inizio del suo calvario l’8 settembre 1943 quando è stato fatto prigioniero ed internato a Skopau/Torgau-Elbe (Lipsia) nel campo per lavorare in fabbrica a costruire munizioni. 

Dopo varie peripezie lui ed altri 50 commilitoni furono inviati a Bergen Belsen nel campo di Sterminio dove nel frattempo stavano morendo tutti  per tbc, o altre gravi malattie.

Qui Boaretto fu chiamato dai capi del campo (in quanto sapeva fare le iniezioni) e ordinato, assieme ad un suo compagno autista, di portare il Capitano anch'esso ammalatosi, in un ospedale vicino Bunchewald. Durante il percorso il capitano morì, i due militari disertarono lasciando i loro pastrani e l'autoambulanza e fuggirono. Sono stati ripresi alle porte di Tarvisio, massacrati di botte e portati al vicino campo di sterminio di Mauthausen. Fortunatamente, dopo circa due mesi, furono liberati e Mario Boaretto ritornò a casa dopo circa quattro mesi che pesava 38 kg.

Mario Boaretto, è stato insignito da tre croci al merito di guerra ed una medaglia di bronzo (LEGGI ARTICOLO). 

31 gennaio 2018




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