SERVIZI SOCIALI ROVIGO Il consigliere di opposizione Matteo Masin denuncia la mancanza di dipendenti nei servizi fondamentali del Comune e propone specifiche risposte per arginare e risolvere il problema

Emorragia di personale dai servizi sociali, “Come fare meglio”

Matteo Masin
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Una seconda commissione, la prima presenziata dal consigliere di Coscienza Comune, Matteo Masin, da poco rientrato nell’amministrazione rodigina, carica di contenuti. Dopo una disamina su servizi erogati, progetti in corso o in divenire fatta dall’assessore ai servizi sociali, è proprio Masin a proporre una lunga ma completa relazione sui servizi essenziali. Una relazione che vuole bacchettare alcune scelte dell’amministrazione, ma allo stesso tempo essere propositiva fornendo possibili soluzioni ai problemi


Rovigo – Dopo un lunghissimo resoconto fatto dall'assessore Patrizia Borile sulle attività del settore servizi sociali, è il consigliere Matteo Masin a tenere banco durante la commissione consigliare con una lunga integrazione nella quale sottolinea una serie di attività, che il settore riesce a garantire, “nonostante la continua emorragia di personale” e che continua ad aumentare, visto che “entro un paio di anni, andranno in quiescenza, nel solo settore servizi sociali, almeno 5 dipendenti”, spiega Masin. 

“Se ora, per riuscire a garantire il servizio, siamo costretti a tener chiuso tre giorni su cinque, ci siamo chiesti come faremo poi? Lo sportello dovrebbe fare solo la parte amministrativa, ma purtroppo, fino a poc'anzi, doveva garantire anche l'assistenza a chi si presentava per le varie richieste – spiega Masin –. Questo perché, da tempo si è in sofferenza rispetto all'organico degli assistenti sociali. E questo anche grazie alla ‘sciagurata’ scelta di privarsi delle due assistenti sociali ‘storiche’ che lavoravano al Sad (Servizio di assistenza domiciliare), sostituendole con una sola, a tempo determinato. Forse perché si ignorava che le due assistenti sociali, non dovevano solo coordinare il lavoro delle oss, ma anche fare e rifare le schede di valutazione, centinaia, ogni tre anni”. 

“E poi, un'altra questione: con quale Regolamento stiamo garantendo il servizio di assistenza domiciliare visto che quello del 2013 proposto per giustificare la scelta di rinunciare alle due assistenti sociali, per ‘conflitto di interessi’, sostituendole con una sola figura, a tempo determinato di un anno, che dipendesse direttamente dal Comune, si è arenato in commissione e non ha potuto passare al vaglio del consiglio a causa della caduta della giunta? Se il Regolamento è quello del 2005, approvato dal consiglio, cosa prevedeva, quello, rispetto alle figure che dovevano coordinare il servizio assistenti sociali: era previsto fossero due o una? In base a quel regolamento dovrebbero essere dipendenti del Comune o in capo a chi vinceva il bando per l'affidamento del servizio? Ci siamo chiesti come mai le operatrici socio sanitarie siano passate da 14 del 2013 alle attuali 8? Non è che forse le si è, in qualche modo, ‘costrette’ a fare una scelta: prima, con l'appalto a 1800 ore al mese, potevano lavorare circa 30 ore alla settimana, adesso con 720 ore al mese il loro emolumento arriverebbe a meno della metà. E come farebbero a sopravvivere? È stato un gravissimo errore, pensare che il progetto Home Care Premium potesse sostituire il Sad, un progetto non può essere strutturale e solo gli ingenui possono pensare che certe opportunità possano durare per sempre”.

Sono anni che si chiede di accorpare l’ufficio Casa con il settore Patrimonio, avendo i due uffici un forte rapporto, dovendo gestire un patrimonio di circa 145 unità, tra alloggi parcheggio e Erp (edilizia residenziale pubblica), e probabilmente saranno costretti a farlo: la nuova legge regionale, la 97/2017, oltre ad assegnare ai Comuni la gestione degli alloggi comunali, parcheggio ed Erp, assegna anche il ruolo di ‘esattore’, che deve accantonare i canoni di locazione che poi, per lo 0.40% del valore locativo, dovranno essere trasferiti alla Regione. E il valore locativo, non dovrebbe calcolarlo l'ufficio Casa, ma l'ufficio Patrimonio. Logico però non si possa portare l'ufficio Casa nella sede comunale (sarebbe difficile gestire tanti accessi, a volte, spesso, rumorosi). Qui ritorna in ballo la questione della locazione dello stabile di viale Trieste: in attesa della sistemazione del Maddalena, a cominciare proprio dal settore Servizi Sociali, si potrebbero spostare i servizi a Casa Serena, cosa che farebbe risparmiare più di 68mila euro all'anno di locazione”.

“E ancora, un richiamo a rientrare nella legalità: partendo da una sentenza del Tar della Lombardia, sezione Milano (la n.94/2018), che, ricordando come la normativa statale stabilisca che, non solo l'accesso, ma anche la compartecipazione al costo delle prestazioni sociosanitarie e sociali, debbano essere stabilite avendo come base la disciplina statale dell'indicatore della Situazione Economica Equivalente (Isee), deve essere chiaro a tutti come sia illegittimo chiedere alle persone con disabilità, di dare fondo ai propri risparmi, prima che il Comune intervenga, per integrare le spese di assistenza. È quindi escluso, che il Comune possa stabilire la compartecipazione alla spesa da parte dell'assistito, se questo rientra nei limiti Isee. Questo perché il suo patrimonio mobiliare, che già concorre alla determinazione dell'Isee, non può essere valutato due volte (ricordo che l'erogazione del Reddito di Inclusione, che viene erogato, non solo a chi ha Isee zero, ma anche a chi è sotto il limite Isee di 6mila euro). Detto questo, anticipo che presenterò un'interpellanza a risposta scritta, cui seguirà, nel caso non fosse recepita, una mozione, da discutere in aula (mi rendo disponibile a portarla in commissione, dando modo al presidente, se lo ritenesse, di presentarla lui, in aula, come lavoro condiviso dall'intera commissione seconda), per chiedere di rivedere la delibera con cui il consiglio comunale ha regolamentato l'applicazione dell'isee alle prestazioni sociali agevolate erogate dal settore servizi sociali”.

“Una ultima cosa – spiega Masin – l’ufficio per Impegnativa di Cura Domiciliare avrà, nel prossimo futuro, il pensionamento di uno delle due preposte. Inoltre l’ufficio fa i conteggi per una platea che oscilla sempre tra i 550 e i 600 aventi diritto, rientranti nelle categorie di media disabilità (120 euro al mese, liquidati ogni sei mesi) e alta disabilità, compresi gli ammalati di Alzheimer (400 euro al mese, liquidati ogni tre mesi). Non è possibile che i nostri aventi diritto a volte debbano aspettare mesi, per vedersi liquidare le impegnative perché l'ufficio non fa in tempo a gestirle, avendo anche l'onere di fare sportello e rispondere al telefono. Sono anni che insisto nel dire che, per i quindici giorni necessari a completare i conteggi, basterebbe demandare quei servizi ad altro ufficio, tipo Urp,  che non avrebbe altro onere se non quello di prendere nota, per inoltrare, in seguito, all'Ufficio. E ricordiamoci che, spesso, il terzo trimestre per malati di Alzheimer, arriva, per la liquidazione, a ridosso delle vacanze natalizie, con la tesoreria che riceve entro una certa scadenza. Se non si riesce a fare l’impegno di spesa entro l'anno, si rischia quanto già successo: che la liquidazione, andando le risorse in avanzo di amministrazione, avvenga dopo l'approvazione del consuntivo, cioè cinque mesi dopo”.

 

 

14 febbraio 2018
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