RUGBY TOP 14 Il fischietto italiano Carlo Damasco arbitrerà il match Perpignan La Rochelle del campionato francese

Gli arbitri cambiano accento

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Anche un fischietto italiano per arbitrare un match di Top 14. È il napoletano Carlo Damasco, trapiantato ad Arezzo, cui è stato affidato l’incontro di sabato Perpignan - La Rochelle. Una nuova esperienza, tra le molte in Europa, di uno dei nostri migliori fischietti..

 
È un progetto maturato tre anni or sono tra i protagonisti del Top 14 e la commissione arbitrale. Non un obbligo dell’IRB, ma un “suggerimento” fatto proprio in Francia per rendere coerenti i criteri arbitrali francesi a quelli europei (anglosassoni). Armonizzare questi giudizi è un bene per le imminenti Coppe.
“È vero. Intanto per questa nona giornata di campionato avremo gli occhi addosso – ribadisce sorridendo Carlo Damasco - Perpignan è una piazza che ne mastica il rugby. Gente competente che ti “pesa” e ti mette pressione. Credo che in futuro le designazioni “da fuori” accadranno più spesso. Lo vogliono per capire quale sia il metro di valutazione anche se in effetti non c’è nulla di nuovo; serve solo ad abituarsi”.
Ma l’arbitro italiano, abituato a fischiare come ritiene giusto, come si rapporterà su un palcoscenico che non è proprio? E sette incontri su sette affidati a fischietti stranieri, non si configura come un colpo di mano?
“Sta a noi dimostrare di fare bene. È un accrescimento culturale che vorremmo ripetere. In quanto al colpo di mano non direi. Hanno aperto le porte (messa da parte la tipica grandeur, ndr). C’è la volontà del nuovo presidente degli arbitri Didier Mené di farlo. Se ne era parlato da tempo, ma la vecchia dirigenza, molto restia, non permise questo tipo di scelte. Consentirà adesso di capire maggiormente la filosofia arbitrale in funzione del gioco. Ogni nazione ha una sua scuola e questo inter scambio servirà a comprendere ed avvicinarsi ai diversi modi interpretativi”.       
Ma quale è la filosofia di Damasco?
“Forse è troppo esagerata l’accezione filosofia. La mia scuola è alquanto prossima a quella francese. Ne preferisco il gioco, per nulla “chiuso” come quello inglese più pragmatico. Non mi discosta da quanto affermato dall’arbitro francese Christophe Berdos secondo cui si è lasciato troppo fare ai difensori (placcatore/placcato, ndr) anche se le regole non lo permettevano. Interpretazioni che dovrebbero essere coerenti e che mi vedono in sintonia”.
Si è stesso asserito che gli arbitri sono innamorati più del regolamento che non del gioco: ovviamente riferito agli italiani.
“Non condivido in toto questa affermazione. Qualcosa è cambiato anche se non radicalmente. In certi momenti i nostri fischietti non si prendono il “rischio” che la situazione vorrebbe. In certe fasi di gioco l’arbitro dovrebbe essere più pragmatico e più responsabile. Vorrei lo fossimo assumendoci decisioni a volte anche impopolari. Dovessi commettere un errore, preferisco farlo in funzione del nel gioco, che appoggio in ogni caso, più che nel reprimerlo. E questo lo spiego anche ai ragazzi dell’Accademia: tra fischiare un fallo che lascia l’amaro in bocca che non c’è e non fischiarlo, preferisco non fischiare un fallo chiaro. Potremmo dire, a volte, mancanza di responsabilità che invece bisogna assumersi”.
Non si ferma qui la “missione europea di Damasco che “fischia” dal lontano 1995 e che ha totalizzato 30 gare tra HC, Challenge, Magners Celtic League, più diversi tornei e test match.
Dopo il sabato a Perpignan sarà la volta del Newcastle contro Bourgoin e Connacht opposto al Bayonne nelle Coppe. Un globe trotter anche per gli arbitri.
 
Piergiorgio Callegari
 
28 settembre 2010
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