COIMPO ADRIA (ROVIGO) Il 22 settembre 2014 la nube di gas tossico uccise tre dipendenti e un autotrasportatore. Messa e intitolazione della piazza di Ca' Emo alle Vittime del lavoro per commemorare il lutto

Ricordo indelebile della tragedia e dei quattro eroi

Strenne in Piazza Natale 2018
Una targa e la intitolazione della piazza di Ca' Emo alle Vittime del lavoro. Così il Polesine, a un anno di distanza da quel 22 settembre, commemora le quattro vittime del più grave incidente sul lavoro della storia recente del Polesine (leggi articolo). Una cerimonia intensa e commossa, quella di sabato 19 settembre, che ha visto i sindacati lanciare l'allarme perché la sicurezza nei luoghi di lavoro continui a essere tutelata



Adria (Ro) - Era il 22 settembre del 2014, pochi minuti dopo le 9 del mattino. Alla ditta Coimpo di Ca' Emo (Adria), specializzata nel trattamento di rifiuti speciali, si consumava la più grave tragedia sul lavoro della storia recente del Polesine. Quattro vittime strappate alla vita in un tempo di istanti. Tre dipendenti di Coimpo, Nicolò Bellato, 28 anni, Marco Berti, 47 anni e Paolo Valesella, 53 anni, e un autotrasportatore, Giuseppe Baldan, 48, di Campolongo Maggiore. Quest'ultimo aveva appena condotto in azienda una autocisterna piena di acido solforico, che era in corso di sversamento in una vasca di fanghi residuo di depurazione.

A quanto appurato nel corso delle indagini, è durante questa operazione che si sarebbe prodotta la nube di gas tossico che ha ucciso le quattro persone. I soccorsi non poterono nulla. Le indagini sono state condotte da un pool formato da differenti polizie giudiziarie: carabinieri, Spisal dell'Ulss 19, vigili del fuoco, arpav. Sono state chiuse nell'estate 2015, con vari indagati e ipotesi di reato che vanno dall'omicidio colposo, al getto pericoloso di cose, con riguardo alle emissioni, sino a varie violazioni della legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. A un anno di distanza dalla tragedia, la vasca dalla quale, secondo le indagini, si è levata la nube mortale ancora non è stata bonificata, nonostante siano venute ormai meno, con la chiusura dell'inchiesta, le esigenze probatorie.

Nella serata di sabato 19 settembre il Polesine ha voluto ricordare quelle quattro vittime, con una doppia cerimonia. Alle 18.30 la messa in ricordo di quattro lavoratori deceduti, officiata nella chiesa di Ca' Emo dal parroco e da Mons. Furini da Adria. Un momento intenso, nel corso del quale familiari e parenti dei quattro deceduti hanno ricordato loro e il loro sacrificio. Toccante in particolare il ricordo del padre di Nicolò e gli amici di Bellato, con questi ultimi che hanno annunciato la tre giorni, nei locali della Croce Verde di Adria, dedicati proprio al ricordo di Nicolò e delle sue passioni: dalla musica, al calcio, alla pittura.

Le cerimonia si è poi spostata in piazza a Ca' Emo, dove è stata scoperta una targa, nell'ambito dell'intitolazione della piazza stessa alle Vittime del lavoro. Tra le autorità presenti, i tre parlamentari polesani (Diego Crivellari del Pd, Emanuela Munerato per Fare e Bartolomeo Amidei per Forza Italia), una delegazione di sindaci con in testa il sindaco di Adria Massimo Barbujani e il primo cittadino di Corbola in rappresentanza della Provincia di Rovigo. Particolarmente nutrita la schiera delle rappresentanze sindacali, che hanno lanciato un appello per la necessità di tutele nel mondo del lavoro, soprattutto in un periodo di garanzie decrescenti.

Oltre al sindaco Barbujani hanno voluto esprimere il cordoglio e la vicinanza ai famigliari delle vittime il deputato Crivellari per il Governo e l’assessore regionale Cristiano Corazzari per la Regione Veneto ed il suo presidente Luca Zaia.
 
"Tanto più il lavoro è destrutturato - spiega Fulvio Dal Zio, segretario generale per il Polesine del sindacato Cgil - quanto più crescono gli incidenti in numero e gravità. Tra il 2012 e il 2014 in Polesine si sono registrati 13 decessi sul lavoro, cui se ne sommano altri 5 in questa parte di 2015. La cultura della sicurezza e del lavoro buono deve entrare anche nelle teste degli imprenditori, tra i quali molti paiono convinti che l'unica via per stare sul mercato sia quella di comprimere i costi a scapito di tutto. E le attività di controllo congiunte tra forze dell'ordine ed enti preposti alla prevenzione, anche negli ultimi giorni, continuano a fare emergere in diverse aziende situazioni incompatibili non solo con le norme, ma con un minimo di civiltà".
19 settembre 2015
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