REFERENDUM AUTONOMIA (ROVIGO) Il segretario del Pd Giuseppe Traniello Gradassi pone una serie di quesiti su quelle che ritiene inutili leggi e spreco di soldi della Regione Veneto. E ce n’è anche per Massimo Bergamin

22 ottobre, "consultazione che non ha bisogno di essere svilita"

Strenne in Piazza Natale 2018

Un referendum che il Partito Democratico ha scelto di approvare, ma solo perché espressione massima di democrazia per ogni territorio, che la Regione ora starebbe però “ridicolizzando”. Interviene Giuseppe Traniello Gradassi, segretario provinciale del Pd con una serie di quesiti riflessivi sul tema del referendum. Punta il dito contro le spese eccessive delle Regione e contro una legge “ridicola” sulla bandiera. Il segretario ha parole non troppo positive anche per il sindaco di Rovigo, Massimo Bergamin, per la scelta di istituire l’assessorato sull’identità veneta. “Era come istituirne uno sulla felicità di Ceregnano”



Rovigo - “Perché pubblicizzare il Referendum del 22 ottobre con ulteriori fondi straordinari della Regione Veneto? Perché imporre il logo dello stesso in ogni sito o pratica degli uffici regionali? Perché sperperare denaro pubblico per voli pubblicitari? Ed ora non ancora sazi di assurdità fare una legge inutile sull’esposizione obbligatoria della bandiera veneta, quando questa da decenni è già presente in ogni municipio ed ufficio del nostro amatissimo Veneto con tanto di normativa su come deve essere e come deve posizionarsi rispetto alla bandiera nazionale e a quella europea?”. Il segretario provinciale del Partito Democratico, Giuseppe Traniello Gradassi, pone una serie di quesiti che mirano a sollevare una riflessione intorno alla spesa della Regione Veneto per il referendum del 22 ottobre e in merito alla legge regionale che impone l’esposizione della bandiera della Regione fuori negli edifici pubblici del territorio. E non solo.

“Perché svilire una consultazione popolare massima espressione di democrazia per ogni territorio, che in caso di risultato positivo obbligherà il presidente della Regione che tanto ora la pubblicizza per fini di propaganda personale e di parte a fare quel percorso di consultazione con lo Stato per maggiore autonomia delle regioni virtuose che mai ha voluto o è stato in grado di intraprendere, usando mezzi e mezzucci oltretutto a totale carico dei contribuenti Veneti. Forse il braccino del tennista?”.

 “Sono cittadino europeo, sono italiano e sono veneto – continua il segretario provinciale del Pd – non sopporto però di essere ridicolo e soprattutto non mi piace chi strumentalizzando gli umori della piazza svilisce un valore unanime ed un traguardo importante come quello della possibilità di poter ottenere una: maggiore autonomia per il nostro Veneto, garantendo fole non previsti e non reali pompando e cavalcando malesseri che sono artificiosi o principalmente causati dal centralismo-egocentrico di Venezia”.

“Una affascinante idea di maggior autogoverno su alcuni temi della nostra vita quotidiana è una conquista che nulla ha a che fare con i personalismi  dei governi Zaia-Galan e le false promesse populiste, tipo: paroni a casa nostra, preludio della brexit, l’irpef solo per la Regione e soprattutto nulla ha a che fare con l’attuale immagine e forma di governo regionale che abbiamo e subiamo. Lo scandalo Mose, l’arresto di un presidente regionale e di alcuni assessori, Veneto Banca e Popolare di Vicenza, le ombre sulla sanità Pubblica e sulla gestione dei Rifiuti, il caos della Pedemontana ed in particolare i projects financing che consentono di negare qualsiasi seria concorrenza e che poi puntualmente finiscono a carico dei contribuenti. Nulla hanno a che fare con l’idea di un Veneto primus inter pares, libero e liberale che idealizziamo e vorremmo”.

“Per ultimo, tornando alla questione bandiera obbligatoria che è stato l’ultimo oneroso ed inutile esercizio di un governo regionale che ambiziosamente e trionfalmente si dimostra per manchevolezze proprie sempre più insicuro del risultato referendario che invece dovrebbe essere un’ovvietà, quasi intenerisce pietosamente vedere il sindaco Massimo Bergamin scarsamente presente da settimane e non capace con la sua giunta di risolvere nemmeno l’ordinario del proprio programma, istituire l’assessorato ‘sull’identità veneta’, assessorato che probabilmente ha prodotto o ha fatto meno di un altrettanto folkloristico assessorato come quello alla felicità di Ceregnano. Fortunatamente la cultura della serietà,  dell’eticità, della sussidiarietà e della responsabilità dopo tanti eccessi ed indigestioni di populismo sta tornando nelle coscienze ed è nostro dovere operare perché avvenga positivamente per il nostro Paese ed il nostro Veneto”.

3 settembre 2017
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