IL CASO A POLESELLA (ROVIGO) Una struttura di eccellenza come il Cras a un passo dalla fine a causa della mancanza di risorse. Il disperato appello del Wwf ai politici

"Soldi alla caccia, ma rischia di chiudere chi salva gli animali"

Tra ville e giardini 2018

Incredibile. Un centro di eccellenza come il Cras, Centro recupero animali selvatici, rischia di chiudere per mancanza di fondi, in una Regione nella quale, invece, attacca il Wwf, viene sovvenzionata abbondantemente la caccia



Polesella (Ro) - Il Cras è a rischio chiusura. Il centro recupero animali selvatici, al quale tanti esemplari di varie specie devono la vita, rischia di cessare la propria attività. Servono finanziamenti, altrimenti proseguire sarà davvero dura. E' questo il senso dell'appello che il Wwf di Rovigo lancia al presidente della Regione Luca Zaia, ai consiglieri regionali Graziano Azzalin, Patrizia Bartelle, polesani, e Andrea Zanoni, noto per il proprio impegno ambientalista.

Nella missiva il Wwf di Rovigo ripercorre la storia della struttura. "Nel lontano 1985, nella Provincia di Rovigo, per volontà dei soci Wwf, al fine di erogare un servizio ai cittadini che rinvenivano esemplari di fauna selvatica ferita, venne alla luce un’attività che da allora non ha più smesso di funzionare. Dopo essersi servita inizialmente di strutture poste al di fuori del territorio provinciale, nel 1991 l’Associazione incontrò il veterinario Luciano Tarricone di Canaro, attuale direttore scientifico di questo servizio che oggi coinvolge altri suoi collaboratori a Polesella e a Porto Viro. Nel tempo si è sviluppato un vero e proprio centro di recupero provinciale che si è progressivamente specializzato, non solo nel campo dell’avifauna, ma anche dei mammiferi e dei rettili, fino a occuparsi in anni più recenti delle tartarughe marine, grazie a uno specifico permesso ministeriale".

"Il centro ha promosso e sviluppato tecniche innovative come la ricostruzione del carapace nelle testuggini, la microchirurgia dell’osso negli uccelli, la chirurgia dell’occhio nei rapaci, la cura delle necrosi dell’ala causate dall’elettrocuzione per gli elettrodotti non isolati, solo per citarne alcuni. Attualmente il centro opera sia per la Provincia di Rovigo che per quelle di Venezia e di Padova ed è diventato un punto di riferimento anche a livello nazionale rientrando, con circa 800 recuperi medi annui, fra i primi tre centri italiani. Dal 2017 inoltre, per la chiusura degli altri centri, è diventato il centro di recupero anche della Provincia di Venezia e di Padova Sud e stimiamo, quindi, di superare i 1500 esemplari all’anno". 

"Poco più di un decennio fa, dopo svariati tentativi, la scrivente Associazione è riuscita a convenzionarsi con la Provincia di Rovigo. Nel tempo è stata coinvolta anche la Lipu, in modo da creare un servizio a vocazione pubblica, dove il volontariato rimaneva preponderante, fra i primi servizi in Italia ad essere lontani da logiche di marchio o di spartizione di denari che avrebbero comportato inutili sprechi come si era visto più volte nel nostro Paese. Ben presto però, i contributi messi a disposizione dalla Provincia, già all’inizio sensibilmente al di sotto delle reali necessità, andarono diminuendo mentre il servizio migliorava e si espandeva".

"Da quando poi le Province sono state soppresse la situazione ha raggiunto il tracollo in ragione dell’assoluta mancanza di risorse di cui queste dispongono. Di fatto si è giunti all’assurdo che il Wwf di Rovigo, un’associazione di volontari che di norma dovrebbe ricevere contributi pubblici per l’attività svolta, si vede costretto a dover sborsare risorse proprie per sostenere un servizio pubblico ormai irrinunciabile".

 

"Allo stato dell’arte, il Wwf di Rovigo attraverso le attività di raccolta fondi versa annualmente dai 3.500 ai 4.000 Euro al Cras  e qualcosa lo stesso riesce a recuperare attraverso donazioni dirette dalle persone che conferiscono animali feriti. Queste risorse sono ben al di sotto di ciò che servirebbe: circa 20 - 30mila euro l'anno.  Di fatto c’è il rischio fondato che il servizio possa chiudere  a fronte di un impianto legislativo e un quadro istituzionale (Parco Unico del Delta del Po, MAB Unesco, ecc.)  apparentemente molto più solidi di quelli che si potevano incontrare  nel lontano 1991".

"Come è testimoniabile dalle decine di articoli pubblicati negli anni, il Cras influisce positivamente sull’educazione ambientale grazie alle liberazioni pubbliche rivolte alle scuole. Fornisce il suo contributo all’economia del territorio consentendo, ad esempio, l’ottenimento della 'Bandiera Blu' 

alle spiagge di Rosolina mare. Favorisce l’incremento delle presenze sulle nostre spiagge e negli agriturismi, nelle fattorie didattiche, nelle fiere, in tutti  i luoghi dove da trent’anni a questa parte una liberazione pubblica può attrarre grandi flussi di pubblico".

 

La missiva prosegue poi rivolgendosi direttamente al presidente della Regione del Veneto e ai consiglieri regionali. "Veniamo pertanto a porvi queste domande quali elementi di riflessione: quanto più indotto e ritorno di immagine potrebbe generare per il Parco del Delta una tale struttura se vi fosse una macchina organizzativa più coinvolta e sostenuta? Quanto potrebbe essere il contributo di una struttura come questa, se coinvolta nel delicato ambito della gestione delle specie animali selvatiche problematiche?".

E ancora. "Quanto può essere utile una struttura come questa nel catalizzare risorse europee per lo sviluppo di strategie internazionali di conservazione di specie prioritarie, progetti Life Natura o simili?   Infine quale potrebbe essere il contributo ulteriore alla sanità, per esempio nel monitoraggio dell’influenza aviaria, se gli istituti zoo profilattici avessero come campione di riferimento i centinaia di animali selvatici delle più varie specie recuperati su gran parte  del territorio regionale dal Cras".

"Questa lettera non vuole essere intesa pertanto come una mera richiesta di contributo: il Wwf continuerà, per quanto gli compete, a sostenere materialmente ed economicamente il Cras come ha sempre fatto. Chiediamo ai nostri rappresentanti in Regione un impegno preciso a sostenere strutturalmente l’unico servizio ormai superstite nella pianura veneta, in grado di assolvere 365 gg l’anno quanto è previsto dall’Art. 5 della Legge Regionale 50 del 1993.  In una Regione che trova la maniera di finanziare facoltativamente il mondo venatorio, possibile che, tra le pieghe del bilancio, non sia in grado di recuperare poche migliaia di euro necessarie a mantenere in vita un servizio obbligatorio, del cui lavoro può beneficiare tutta la collettività? In conclusione si chiede ai consiglieri e al Presidente la disponibilità ad organizzare un incontro con la scrivente per verificare la possibilità di trovare una soluzione percorribile a quanto sopra illustrato"

16 gennaio 2018
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