OMICIDIO DI BADIA POLESINE (ROVIGO) Durissima richiesta della Procura a carico di Giorgio Pasqualini, 69 anni, di Badia Polesine, sotto processo per l'omicidio di Capodanno

"Uccise per difendere la droga": condannato a 21 anni e 9 mesi

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L'ultima udienza si era tenuta lo scorso 18 dicembre, quando aveva deposto l'imputato (LEGGI ARTICOLO). Dopo quella incentrata sulla ricostruzione della scena dell'omicidio e alla consulenza medico legale (LEGGI ARTICOLO) nel processo aperto per l'omicidio di Lorenzo Ferracin, 45 anni, di Lendinara, ucciso a coltellate la notte di Capodanno in un appartamento di via Finzi a Badia Polesine (LEGGI ARTICOLO), dove vive Giorgio Pasqualini, 69 anni (LEGGI ARTICOLO), con un passato di cuoco. A marzo 2016, Pasqualini era finito in carcere (LEGGI ARTICOLO), per presunti episodi di spaccio al dettaglio di modici quantitativi di cocaina. Aveva limitato la pena a due anni e si trovava in regime di detenzione domiciliare, quando si verificò l'omicidio. Pasqualini subito dopo i fatti era stato posto in stato di fermo con l'ipotesi di reato di omicidio volontario. Il fermo si era poi tramutato in detenzione: tuttora, il 69enne è in carcere. Quella notte avrebbe ucciso a con varie coltellate Lorenzo Ferracin, 45 anni, che stava attraversando un periodo molto, molto difficile della sua vita. Ad agosto aveva dato vita a una manifestazione a Lendinara, chiedendo aiuto e spiegando che dopo lo sfratto viveva in strada (LEGGI ARTICOLO).  Era separato, ultimamente si spostava in bici, non avendo auto. Nella giornata di mercoledì 14 febbraio, la discussione del processo

Badia Polesine (Ro) - "Otto colpi, dei quali tre profondamente penetranti, quello nel petto di 10 centimetri, che arriva a toccare il cuore, addirittura". E' uno dei passaggi fondamentali della requisitoria con la quale il pubblico ministero Andrea Girlando ha chiesto la condanna di Giorgio Pasqualini. "Il consulente ci dicono che provengono da direzioni assolutamente diverse tra loro e ci dice che non è una situazione d'impeto".

L'ipotesi di reato, per Pasqualini, 69 anni, è quella di omicidio volontario, con l'unica aggravante dei futili motivi.
 Nella notte di Capodanno 2016, nella sua abitazione in cui si trovava in detenzione domiciliare, avrebbe ucciso Lorenzo Ferracin, 45 anni, di Lendinara, colpendolo con varie coltellate.
Un episodio che l'imputato, alla scorsa udienza, quando aveva deposto, non aveva negato. Aveva però sostenuto, difeso dell'avvocato Franco Capuzzo di Padova, la testi della legittima difesa: Ferracin, in parte travisato con berretto e sciarpa, avrebbe fatto irruzione dalla finestra, con un coltello a serramanico e una pistola, poi risultata giocattolo. Pasqualini, quindi, avrebbe agito unicamente per difesa.

E' appunto la tesi della legittima difesa che la pubblica accusa ha cercato di smentire. "Lorenzo non ha neppure cercato di difendersi", ha proseguito il pubblico ministero, cercando quindi di smentire la tesi di una colluttazione violenta. Secondo questa tesi, non ci sarebbe stata una azione d'impeto, ma ci sarebbero stati perlomeno tre momenti distinti, veloci finché si vuole ma comunque distinti.

 Per la figlia di Ferracin si è costituito parte civile l'avvocato Marco Del Piccolo di Rovigo, per tre dei quattro fratelli l'avvocato Adino Rossi di Badia Polesine.  Ferite tanto profonde non avrebbero potuto essere provocate da un gesto istintivo di difesa, secondo il pubblico ministero, come sarebbe potuto avvenire se una persona, che impugnava in casa propria un coltello per difesa, si fosse vista aggredita all'improvviso e avesse cercato di frapporre la lama tra sé e l'aggressore.

Non solo: secondo la ricostruzione della Procura, l'atteggiamento di Ferracin, mentre subiva i colpi mortali, sarebbe stato essenzialmente difensivo. "E non solo - ha proseguito il pubblico ministero - La visita medica sul corpo di Pasqualini, condotto a poche ore di distanza dai fatti, non ha consentito di trovare alcun ematoma". Il pm, come movente, pensa che quella sera Ferracin fosse andato a casa di Pasqualini per avere cocaina. Senza nessuna intenzione di pagare. Già in precedenza, del resto, aveva raccontato Pasqualini, in una occasione Ferracin si era fatto convincere a cedere una piccola dose gratis.

"Cosa doveva difendere Pasqualini? - ha detto il pubblico ministero - Qualche dose di cocaina forse. O magari la sua dignità di spacciatore, il fatto di non farsi portare via la droga da sotto gli occhi". Forse, ha argomentato la difesa, Ferracin aveva la consapevolezza che il furto di droga che voleva commettere non avrebbe mai potuto essere denunciato dalla vittima che, avuta contezza di questo disegno, si sarebbe sentita irrisa. Un meccanismo, comunque, secondo l'accusa, lontano anni luce dalla legittima difesa. "Manca la proporzione tra offesa e difesa, qui il carnefice non è Ferracin, è Pasqualini".

Una versione dei fatti, insomma, molto diversa da quella che aveva tratteggiato l'imputato, nell'udienza dello scorso 18 dicembre.  "Erano venuti altre volte a rubare, ma io non c'ero mai - aveva detto Pasqualini - E' il terrore peggiore di ognuno, trovarsi davanti uno sconosciuto, col volto coperto. Ho avuto paura volesse farmi del male. Ha scavalcato la finestra della cucina, me lo sono trovato davanti. Gli urlavo di andarseme, ma lui continuava a venire avanti"

Per quanto riguarda l'omicidio, Pasqualini non aveva negato la colluttazione, affermando però di non avere mai avuto intenzione di uccidere, con fendenti, Ferracin, 45 anni.

Una versione dei fatti alla quale la Procura non crede. "Per difendere la droga, che è morte, ha dato la morte", ha attaccato Girlando, continuando a sostenere la tesi di un omicidio pluriaggravato, per futili motivi. Poi, la richiesta di pena, pesantissima, ergastolo. La parte civile, per la figlia, ha chiesto un risarcimento nell'ordine dei 472.600 euro. Mentre l'avvocato Adino Rossi ha parlato della situazione di Ferracin e dei numerosi tentativi da parte dei familiari di farlo uscire dal tunnel della droga. "Nessuno di loro - ha detto il legale - ha mai pensato potesse andare a finire in questa maniera". Ha quindi avanzato la richiesta di risarcimento, per i fratelli, per un ammontare di 50mila euro a testa, per un totale di 150mila euro. 

E' stata invece molto differente la ricostruzione dei fatti operata dalla difesa, con l'avvocato Franco Capuzzo, che in primo luogo ha evidenziato come, dalle testimonianze acquisite nel corso dell'indagine e del dibattimento, l'unico elemento incontrovertibile sia stato il fatto che, verso le 4 della notte del primo giorno dell'anno, da quell'appartamento sarebbero provenuti rumori violenti, urla, mobili spostati, botte. Gli elementi costitutivi, insomma, di una colluttazione come quella della quale parla Pasqualini, un episodio pienamente compatibile con la tesi della legittima difesa.

Non solo: ha anche posto in luce come, in realtà, le ferite riscontrate sul corpo di Ferracin siano pienamente compatibile con lo stato d'animo di una persona che, presa da un terrore indicibile per l'aggressione subita, reagisce carico di adrenalina e con le forze moltiplicate. Pasqualini, insomma, sarebbe stato sotto shock, come confermato anche dalle testimonianze dei soccorritori che si trovarono davanti, secondo le testimonianze, un uomo sconvolto, con solo una ciabatta calzata.

La sentenza, letta poco dopo le 17, parla di una condanna a 21 anni e 9 mesi, di una provvisionale da 163.990 euro alla figlia di Ferracin e di 25mila euro per ognuno dei fratelli.
14 febbraio 2018
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