COLDIRETTI ROVIGO Lunedì 26 febbraio è stato pubblicato il decreto che introduce l’etichettatura di origine obbligatoria per i derivati del pomodoro

Finalmente pelati e sughi con l’etichetta d’origine 

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Sarà possibile fare scelte di acquisto consapevoli sui derivati del pomodoro: per pelati, polpe, sughi e concentrati arriva infatti l’etichettatura obbligatoria con l’obiettivo di una maggiore trasparenza e la tutela del patrimonio agricolo italiano



Rovigo - Pelati, polpe, sughi e concentrati dovranno riportare l’indicazione dell’origine in etichetta. Un obbligo che fino ad oggi riguardava solo la passata di pomodoro. Arriva l’etichetta di origine obbligatoria che salva i derivati del pomodoro made in Italy dall’inganno dei prodotti coltivati all’estero ed importati per essere spacciati come italiani. 

E’ stato pubblicato, infatti, in Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26 febbraio 2018 il decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro, firmato dal ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina di concerto con quello dello sviluppo economico Carlo Calenda. 

“Un ulteriore passo avanti per la trasparenza e la tutela del patrimonio agricolo italiano – ha commentato Mauro Giuriolo presidente provinciale di Coldiretti Rovigo - flagellato da speculazioni, importazioni selvagge e prezzi riconosciuti ai produttori sempre più bassi”. Dopo 10 anni si completa per tutti i derivati del pomodoro il percorso di trasparenza iniziato il primo gennaio 2008 con l’entrata in vigore definitiva dell’obbligo di etichettatura di origine per la sola passata di pomodoro. Finalmente sono tolte dall’anonimato tutte le coltivazioni di pomodoro diffuse lungo la penisola di cui il Veneto è la quarta regione d'Italia per superficie vocata (2.121 ettari concentrati nelle province di Rovigo, Verona, Venezia) dopo l'Emilia Romagna  (24.866) la Lombardia e il Piemonte. 

“Da anni denunciamo un pericoloso incremento di importazioni di concentrato di pomodoro dopo che, dall’estero, sono arrivati solo nel 2017 ben 170 milioni di chili di derivati di pomodoro che rappresentano circa il 25% della produzione nazionale in equivalente di pomodoro fresco. Un fiume di prodotto che per oltre 1/3 arriva dagli Stati Uniti e per oltre 1/5 dalla Cina e che – continua Giuriolo – dalle navi sbarca in fusti da 200 chili di peso di concentrato da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro. Per questo l’arrivo dell’obbligo di indicare la provenienza, rappresenta un’importante ed attesa misura di trasparenza per produttori e consumatori”. 

Il decreto prevede, infatti, che le confezioni di tutti i derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture: a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato; b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato. Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE. 

Se tutte le operazioni avvengono nel nostro Paese si può utilizzare la dicitura "Origine del pomodoro: Italia". Per consentire lo smaltimento delle scorte i prodotti che non soddisfano i requisiti previsti dal decreto, perché immessi nel mercato o etichettati prima dell’entrata in vigore del provvedimento, possono essere commercializzati entro il termine di conservazione previsto in etichetta. “Finalmente sarà possibile fare scelte di acquisto consapevoli e decidere se acquistare prodotti che arrivano da migliaia di chilometri di distanza spesso senza garantire gli standard di sicurezza europei oppure pomodori made in Italy per sostenere l’economia e il lavoro sul territorio” ha concluso il presidente Giuriolo nell’evidenziare che “l’indicazione dell’origine consentirà di valorizzare la qualità delle produzioni locali”.

27 febbraio 2018
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