RUGBY TOP 12 Ha visto da vicino tutti gli scudetti vinti dal Rovigo, un amore incondizionato quello di Lino “Coco” Borgato

Il cuore pulsante della San Sisto rossoblù 

In occasione del match amichevole tra FemICz Rovigo e Polonia è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare Lino "Coco" Borgato
DOMINA fuori tutto

91anni e per la maggior parte con una unica passione, i colori rossoblù. Tifoso, dirigente accompagnatore della squadra, la Rugby Rovigo era in cima ai suoi pensieri. Lino "Coco" Borgato, il ricordo.
Le esequie si terranno il 14 agosto alle 10 e 30 nella Chiesa della Madonna Pellegrina nel quartiere Commenda

 


ROVIGO - E’ venuto a mancare nelle ultime ore Lino Borgato detto “Coco” (LEGGI ARTICOLO), il più anziano tifoso rossoblù, depositario di tutte le vicende della Rugby Rovigo.

E’ stato prima di tutto un innamorato del rugby e dei Bersaglieri fin dai suoi primordi quando questo sport, duro ma leale, crudele ma generoso, nobile ma scherzoso fino a sfociare nella goliardia, era per la nostra città un segno di riconoscimento a livello nazionale e internazionale prima ancora che sinonimo di riscatto sociale.

“Coco”  ha avuto la fortuna di vivere tutti gli scudetti della Rugby Rovigo e di conoscere tutti i più grandi campioni che hanno vestito la maglia a rigoni rosso-blù e che hanno reso Rovigo conosciuta nel mondo per il rugby.

E’ stato postino, come mio nonno, e ha ricoperto tutti i ruoli a cui un tifoso della propria squadra del cuore possa ambire. Da organizzatore di trasferte per i tifosi (è stato fondatore e presidente del famoso club di tifo organizzato San Sisto Rossoblù), ha ricoperto il compito di accompagnatore della prima squadra in un periodo storico in cui questo ruolo, più che contribuire a contenere l’esuberanza dei giocatori, era invece complice se non sobillatore delle goliardate in giro per l’Italia (almeno così mi raccontò mio padre, anch’egli accompagnatore). 

Ha sostenuto la squadra dei Bersaglieri in trasferta fino al 2016, quando fu presente assieme alle Posse-Rossoblù al pranzo a L’Aquila assieme ai tifosi abruzzesi, dei quale era grande amico e generoso sostenitore.  

Originario di San Sisto frazione a est di Rovigo e distante solo ad un tiro di schioppo da San Bortolo è stato amico fraterno dei vari Luciano e Silvano Biscuola, Maci Battaglini, il Biso Bordon, Quaglio, Giancarlo Malosti e tanti altri campioni provenienti da quel famoso quartiere vera e propria fucina di grandi campioni.

Innumerevoli sono gli episodi di simpatia e generosità che ogni tifoso e giocatore del Rovigo porta con sè nel cuore dopo averlo conosciuto, non ultima la gag con Vittorio Munari che gira in queste ore sui social network.

La cosa che personalmente me lo ricorderà per sempre saranno i suoi occhietti vispi e furbi come quelli di una volpe, con un riflesso di sfida, occhi che ho notato hanno solo i grandi campioni.

Negli ultimi anni lo ricordo sempre a bordo campo a seguire gli allenamenti dei ragazzi e di  uno in particolare, Andrea Bacchetti, il Golden Boy di Rovigo, per il quale aveva una predilezione particolare e un sostegno infinito.

Penso che il messaggio più bello che “Coco” lascia in eredità è l’amore per l’amicizia, per il gioco e per l’immaginazione, tutti valori che ha trasmesso e senza i quali il cuore di un uomo s’inaridisce e l’anima evapora.  

Credo che l’affetto di “Coco” per i suoi cari e per la Rugby Rovigo non morrà mai, perché sono ciecamente convinto che l’amore non muore mai, al massimo cambia prospettiva o dimensione dal quale proviene.

Stefano Padovan 

12 agosto 2018
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