RUBRICA LEGALE DIRITTO E TUTELA 3.0 L’avvocato Fulvia Fois spiega fino a quanto ci si può spingere per provare il tradimento del marito o della moglie al tempo dei social

Spiare sms, e-mail, chat del coniuge per scoprire il tradimento. E’ reato?

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Come si concilia il diretto alla riservatezza con la necessità di provare il tradimento? Lo spiega l’avvocato Fulvia Fois che sottolinea come spiare sms, chat o comunicazioni del proprio marito o della propria moglie, attraverso sistemi telematici coperti da password, si compie un reato



ROVIGO - Occupandomi di diritto di famiglia, mi capita di frequente che mi venga chiesto se il coniuge tradito possa o meno, nell’epoca dei social e delle messaggistiche chat, andare alla ricerca di prove quali messaggi, chat o video in grado di incastrare, in sede di separazione giudiziale con richiesta di addebito, il fedifrago.

Come già affrontato in altre mie rubriche, l’infedeltà del coniuge è una violazione particolarmente grave dei doveri coniugali nascenti dal matrimonio che determina l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza e giustifica la richiesta di separazione con addebito al coniuge che si è reso responsabile.

Ma come si concilia la necessità di recuperare la prova del tradimento con il diritto alla riservatezza dell’altro coniuge?

Sul punto è intervenuta la Corte di Cassazione che ha chiarito che: “i doveri di solidarietà derivanti dal matrimonio non sono incompatibili con il diritto alla riservatezza di ciascuno dei coniugi, ma ne presuppongono anzi l’esistenza, dal momento che la solidarietà si realizza solo tra persone che si riconoscono di piena e pari dignità”.

Ciò vale anche nell’ipotesi in cui uno dei due coniugi tradisca l’altro poiché, prosegue la sentenza: “….la violazione dei doveri di solidarietà coniugale non può essere sanzionata dalla perdita del diritto alla riservatezza”.

Ne consegue che la paura del coniuge a che l’altro (marito/moglie) lo tradisca non giustifica il suo controllo di sms, mail o corrispondenza postale al fine di ricercare la prova del tradimento.

Infatti, al riguardo, come di seguito meglio chiarito, questa condotta potrebbe assumere rilevanza ai fini civilistici per violazione della privacy con diritto da parte del soggetto leso ad ottenere il risarcimento dei danni.

Ma allora fino a dove si può spingere il coniuge tradito per procurarsi la prova del tradimento senza commettere illecito civile o la commissione di un reato?

Per comprendere al meglio la questione ed i limiti legali entro i quali muoversi, occorre preliminarmente evidenziare che la natura del vincolo matrimoniale comporta, come facilmente comprensibile, un affievolimento della sfera di riservatezza di ciascun coniuge a seguito della consueta creazione di uno spazio di vita familiare quotidiano nel quale vi è la loro implicita manifestazione di consenso alla conoscenza reciproca di dati e informazioni di natura personale, salvo che non venga posta da entrambi o anche solo da uno di loro, un’attività tecnica di limitazione specifica (es. creazione di password per limitare l’accesso di dati e/o informazioni) volta ad evitare questa condivisione. 

Quindi, in questo caso, se uno dei coniugi entrasse in contatto con i dati personali dell’altro, ad esempio contenuti nel cellulare lasciato incustodito in casa senza limitazioni tecniche, non vi sarebbe, in linea generale, illecita violazione dei dati personali. 

Ben diversamente, sarà da ritenersi illecita l’acquisizione di messaggi, chat, mail, estratti da cellulari, tablet, pc, protetti da password o comunque custoditi in spazi di esclusiva disponibilità dell’altro coniuge.

Peraltro non sarà possibile accedere alle chat e/o messaggi del partner violando la password perché si rischierebbe di essere accusati del reato di accesso abusivo al sistema informatico o telematico.

Infine chi viola, sopprime e/o comunque riesce a conoscere il contenuto di corrispondenza postale e/o e-mail, chiusa e a lui non diretta, risponderà del reato di cui all’art. 616 codice penale che prevede la pena della reclusione sino a 1 anno e la multa da 30 a 516 euro.

E’ da escludersi invece il reato di cui all’art. 615 bis c.p. (illecita interferenza nella vita privata) atteso che per procurarsi indebitamente le conversazioni o altre notizie relative alla vita privata non sono stati utilizzati strumenti di ripresa visiva o sonora.

 

Avvocato Fulvia Fois
dirittoetutela3.0@gmail.com

2 settembre 2018
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