RUGBY FEMMINILE SERIE A Grandi ambizioni per il Monza del coach polesano Claudio Visentin, un progetto triennale di crescita fino alla scudetto

Obiettivo stagionale è arrivare nelle prime quattro

Staff tecnico polesano per il Monza femminile in Serie A con Visentin e Pegoraro
Claudio Visentin tecnico polesano head coach del Monza
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 Claudio Visentin, tecnico del Monza affiancato da un altro polesano, ovvero Giorgio Pegoraro con un passato nelle giovanili del Rovigo, per sfida si è affacciato al rugby femminile. L’head coach lancia una provocazione: “Le ragazze hanno una capacità di impegnarsi maggiore, di curare meglio i dettagli rispetto ai maschi di pari età. E anche se a prima vista può sembrare uno sport tipicamente maschile in realtà, e lo ribadisco, una squadra di serie A femminile allenata bene è in grado sempre di battere una maschile di serie C”.


MONZA - Claudio Visentin, nato a Frassinelle Polesine in provincia di Rovigo il 24 luglio del 1980, è il nuovo head coach delle Ringhio, primo XV Seniores F della Asd Rugby Monza 1947. Una provincia dove lo sport non è un suppellettile da esibire in consiglio comunale, ma una parte integrante della società. Gli impianti sportivi del territorio e la storia dei club parla da sola. Una provincia in pieno fermento anche dopo la notizia di un interessamento di Silvio Berlusconi al Monza calcio. Ma è il rugby che sta crescendo, e quello femminile è in forte ascesa, anche su scala nazionale.

“Nel paese dove sono nato, a Frassinelle, iniziai a giocare a sei anni. Scelta obbligata e ovvia: all'epoca tutti i maschi della ogni classe andavano a giocare a rugby”.  A raccontarsi è Claudio Visentin che dal Polesine poi è emigrato in Svizzera e poi in Brianza. “Dalle nostre parti si pratica questo sport sin dalle prime elementari. Sono stato in classe con figli e parenti di grandi campioni del passato, perché da lì provengono molti rugbisti; la mia è terra di rugby. 

Da lì ho iniziato a crescere, sono passato al Badia con l'U21 e successivamente in prima squadra fino al 2009. Ho avuto esperienze dirigenziali a Porto Viro, e poi mi sono spostato a Verona fino ad arrivare in Svizzera. 

Nel 2017 ho iniziato ad allenare la femminile di Como su proposta dei loro dirigenti, e la cosa mi incuriosiva. Non avevo mai allenato le ragazze. Ho capito subito che era una bella sfida, con molte potenziali soddisfazioni. Hanno maggiore la costanza agli allenamenti rispetto alla maschile. 

L'accettai come sfida personale: prese a mezza stagione abbiamo cominciato a vincere. Il secondo anno siamo arrivati alle finali nazionali”.

Il perchè sulla scelta del club lombardo è chiara  “Monza è stata Campione d'Italia, ed è un nome in Italia. La scelta da parte della ds di propormi come Head Coach mi ha interessato come sfida nuova. Sfida personale, sicuramente”.

Sul materiale a disposizione Visentin è fiducioso “Si parte con una buona base, ci sono atlete di buon livello, qui sono passate molte nazionali. Per le più giovani c'è da crescere e maturare. Con molte si può già lavorare partendo da una buona base, un buon vissuto, mentre con altre c'è da lavorare di più. Ma la base è solida. 

Ciò su cui voglio insistere, in particolare in questo periodo dell'anno, è sviluppare il più possibile la mentalità rugbistica. L'impegno e la parola data sono fondamentali. Il rispetto per il proprio ruolo, il proprio posto all'interno della società e la serietà sull'impegno preso devono essere le fondamenta di queste stagioni”.

L’obiettivo è partire subito bene da settembre, ma sul lungo termine? “Lavorare per aumentare i partecipanti per il settore juniores: creare la base per il futuro. Per le seniores il minimo obiettivo stagionale è arrivare nelle prime quattro. Obiettivo triennale è vincere il Campionato e avere tutte le categorie juniores complete. Contemporaneamente si lavora per avere un secondo quindici, collaborando con le squadre tutorate”.

Se l'obiettivo è quello di avere tutte le categorie juniores, cosa diresti alle ragazze per farle provare?

“Direi che il rugby è un gioco, e come tale va vissuto: ci si deve divertire. Allenandosi e giocando si capisce che non c'è da aver paura e che il contatto è positivo. Ma a parole è difficile spiegare, convincere, è più coi fatti che si deve operare: solo provando a giocare si capisce la potenza di questo gioco”.

“Voglio dire una cosa che potrà sembrare provocatoria: le ragazze hanno una capacità di impegnarsi maggiore, di curare meglio i dettagli rispetto ai maschi di pari età. E anche se a prima vista può sembrare uno sport tipicamente maschile in realtà, e lo ribadisco, una squadra di serie A femminile allenata bene è in grado sempre di battere una maschile di serie C”.

  

 

13 settembre 2018
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