ROVIGO E I RODIGINI Roberto Magaraggia si dedica a ritrarre, con la penna, il vicesindaco di Massimo Bergamin. Sfavillante appena giunto in giunta in estate, rientrato nei ranghi in autunno 

Bimbatti, l’illusione è durata poco 

DOMINA fuori tutto

Quando si affacciò alla politica, Andrea Bimbatti, fu eletto consiglio comunale da Socialista, nel gruppo capitanato da Domenico Romeo. Emigrò e la storia finì in tribunale. Anche il grande innamoramento di oggi sembra già finito e rientrato nei ranghi dell’ubbidienza 


ROVIGO - "Il suo ingresso nella giunta comunale di Palazzo Nodari, dopo tre anni “di panchina”, era stato addirittura celebrato da una parte dell’opposizione. Probabilmente pensavano che il neo vice sindaco, Andrea Bimbatti, avesse il sopravvento riuscendo a classificare questa disastrosa amministrazione. Surclassando un Bergamin, che credo rappresenti un impaccio anche per la nuova Lega di Salvini, per non parlare del governatore Zaia, che lo hanno oramai inquadrato. In poche parole: se lo sono trovato nel 2015, inaspettatamente, essere unico sindaco in Italia di comune capoluogo. Sconosciuto anche alla maggioranza dei rodigini che lo avevano votato. Dopo un avvio strombazzante scimiottando maldestramente “il capitano” ha iniziato a sbandare (superando di grado il leader della Lega, e raggiungendo i galloni di “generale”, però dell’incoerenza, secondo i magistrali video dell’avvocato Aldo Guarnieri, che andrebbero proiettati al Don Bosco). 

Anche il suo chiacchierato passato e la sua “personalità”, unite soprattutto al disastro amministrativo, costituiscono un impaccio e un freno alla crescita della Lega in Polesine. Succede che la celebrità metta in luce aspetti che altrimenti rimarrebbero nascosti. Il primo cittadino ha dimostrato sul campo di non essere un leader. Non incidendo, in questo momento strafelice per la Lega, a rilanciarla. Ma non è riuscito nemmeno a tenere uniti i suoi consiglieri, e la coalizione di centro destra. Anzi, frantumandola. 

Bimbatti invece era partito veloce, durante le ferie del sindaco. Interviste in televisione sul ponte di Boara, poi artefice dell’accordo sul calcio rovigo, sul Maddalena ecc. Correndo gli è capitato anche di pestare qualcosa di marrone. Considerato il suo carattere, non ha incassato Mogi-o, Mogi-o lo “scivolone” da cartellino giallo, inflittogli dal suo compagno di partito, e presidente del consiglio comunale di Rovigo, Paolo Avezzù. D’altronde, il tifo per una squadra, la sua Juventus, è un sentimento non un ragionamento. Difficile quindi, anche per un amministratore navigato come lui, scegliere freddamente tra comportamenti utili e comportamenti svantaggiosi. Nella vita “gli innamoramenti” possono portare felicità, ma anche guai. E Bimbatti, ne ha già sperimentati. Pochi ricordano, per esempio, quando iniziò la sua corsa in politica. Da Socialista. Fu eletto consigliere comunale. Il suo “maestro”, e padre putativo politico, fu il gruppo capitanato dal dottor Domenico Romeo. In consiglio comunale, non trovò però risposte immediate alle sue aspirazioni e, fedele al motto “chi non mi ama non mi merita”, emigro’ subito dal partito. La “sua” Boara Polesine, fu invasa di manifesti socialisti, attaccandolo “violentemente al muro”. Ci fu un durissimo scontro tra lui e l’ex partito: crisantemi al posto dei garofani. Si arrivò verso le aule di giustizia, per poi ritrovare la giusta via in quello che in politica dovrebbe essere “materialismo”, però dialettico. Oggi, dopo un avvio promettente, l’autonomia sembra finita. Pare sia stato richiamato a rientrare nei ranghi e, ossequioso del nuovo lavoro e relativo emolumento, abbia ubbidito. Quasi come dire, o mangi questa minestra o salti dalla finestra. In molti si augurano non si trasformi, come nel romanzo di Cervantes, in “Ronzinante” che, seppur nominato cavallo super, ha dovuto trasportare Don Chiscotte (Bergamin) che lotta contro i mulini a vento rodigini. Bimbatti, persona intelligente, non dovrebbe mai scordare un terribile supplizio che adottavano gli egizi. Legavano strettamente una persona viva e sana a un cadavere. E sapete cosa succedeva? Che era il morto che si mangiava il vivo". 

Roberto Magaraggia 
civica Rovigo

23 novembre 2018
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