GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE ROVIGO Luigi e Massimo Mangiapelo ad Ariano Polesine per gridare No alla violenza contro le donne ed al femminicidio

Federica non è morta, è stata ammazzata a 16 anni da un amore malato

Strenne in Piazza Natale 2018
ARIANO NEL POLESINE (Rovigo) - E’ un pugno nello stomaco incontrare il padre Luigi, di Federica Mangiapelo, e lo zio Massimo, autore del romanzo “Federica, la ragazza del lago”, perché questi due uomini hanno la lucidità e la forza di raccontare quello che quotidianamente ci circonda: la violenza sulle donne partendo da quello che loro, in prima persona, hanno vissuto.

L’occasione dell’incontro pubblico è stato voluto fortemente dalla Pro loco di Ariano nel Polesine e dalla sua presidente Mara Santarato, con l’appoggio dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Carmen Mauri. Una giornata intensissima, la mattina dedicata alle scuole dell’istituto comprensivo di Ariano e Corbola, la sera dedicata agli adulti, in una sala della cultura gremita di pubblico.

Ariano e la sua Pro loco hanno voluto ricordare la data del 25 novembre, che nel 1999 le Nazioni Unite hanno deliberato venga considerata come la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, con una testimonianza di un femminicidio brutale, avvenuto in Lazio, ai danni di una ragazza 16enne, Federica, vittima dell’amore malato che il suo fidanzato, Marco di Muro, nutriva per lei.
Dopo un travagliassimo iter processuale Marco Di Muro non è stato condannato all’ergastolo, ma a 18 anni di reclusione, per via della scelta del rito abbreviato, e dei benefici dello sconto di pena fino a un terzo, e delle attenuanti generiche perché incensurato, giovane e stabilmente inserito nella sua famiglia.
La condotta processuale di Di Muro, invece, è sempre stata approntata al massimo silenzio: nessuna spiegazione agli inquirenti, nessun segno di pentimento. Tra le motivazioni della condanna: “Morte per annegamento senza nessun’altra spiegazione alternativa” e “totale assenza di scrupoli” da parte del ragazzo.

Un fatto di cronaca terribile, testimoniato dal padre e dallo zio della vittima che si sono resi disponibili a rispondere alle domande di Irene Lissandrin, direttore di RovigoOggi.it, raccontando quel binario sentimentale emotivo che è andato, per anni, di pari passo con gli sviluppi dei fatti, a partire dalla richiesta di conoscere Federica, chi fosse, come è arrivata a frequentare un ragazzo di 6 anni più grande di lei, cosa è successo per “farsi ammazzare”.

Purtroppo è una storia scritta, l’epilogo può essere differente, alle volte arrivano le botte, alle volte lo stupro, alle volte la tortura, spesso il femminicidio, ha cercato di spiegare la psicologa e psicoterapeuta Elisa Bovolenta, perché la violenza sulle donne è un amore malato, che deve essere denunciato subito, prima che sia troppo tardi, e da cui bisogna trovare la forza di scappare.

La forma più alta d’amore, l’amore assoluto, sciolto dai bisogni è il perdono - afferma Bovolenta - l’amore malato è quando nella persona che si considera amata non si vede l’altro, non i bisogni di una persona da amare, ma si vede se stessi, si pretende di dare risposta ai propri bisogni e nel momento in cui si rischia di perderla, si scatena l’ira e la violenza”.

In questa devianza, culturale, che vede la donna al servizio dell’uomo, che vede l’immagine del padre padrone, la violenza nei confronti delle donne c’è sempre. Potrebbe non essere fisica, ma psicologica, può prendere diversi aspetti, ma è sempre una violenza, dove la necessità di sopraffazione dell’uomo per affermare la propria forza si scaglia sulla fragilità della donna, che, alle volte, rimane ingabbiata nella condizione del subire violenza e non si ribella.
Ecco allora che chi sta vicino alla vittima deve aiutarla ad uscire da questo vortice che potrebbe trascinarla nel baratro.

Le ricerche compiute negli ultimi dieci anni dimostrano che la violenza contro le donne è endemica nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo. Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali o culturali, e a tutti i ceti economici. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. E il rischio maggiore sono i familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici: vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro o di studio.

Quel giorno - racconta il padre Luigi Mangiapelo - Federica aveva probabilmente deciso di lasciare Marco, dopo l’ennesimo futile litigio, un bacio non ricambiato. Lui l’ha portata in un luogo appartato, lungo il lago, in una notte di vento e pioggia, di novembre, l’ha strattonata tanto da impigliarle la giacca ed i vestiti attorno al corpo, l’ha trascinata nell’acqua e l’ha tenuta sul fondo fino ad essere certo che fosse morta. All’interno del corpo di Federica sono state rinvenute alghe e tracce del fondale su cui il ragazzo ha tenuto schiacciato il corpo di Federica fino ad ammazzarla”.

Dopo l’infinito dolore subito la famiglia Mangiapelo ha deciso di dare un senso alla prova patita e si è spesa nel diffondere la storia di Federica per cercare di aprire gli occhi ed i cuori a ragazzi, ragazze, uomini, donne, padri e madri, perché la violenza sulle donne è un abominio, che può smettere, con la forza di ognuno di noi.
25 novembre 2018
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